L’economia attende

ll nuovo governo sembra distratto dalla questione migranti evidentemente gonfiata dai francesi mentre l’economia reale attende.

Si devono riscrivere i parametri di Maastricht e i nordici sembrano orientati a confermare quelli vecchi pur totalmente disattesi da tutti e da sempre. L’Italia dovrebbe avere una sua idea e discuterla con gli altri e invece ci si trastulla con questioni da sempre senza soluzione.

Si deve decidere se oltre alle bollette deve ancora salire la rata del mutuo e la nostra Banca Centrale (che a rigore sarebbe quella di Francoforte) va dritto per la sua strada; che poi è quella dettata dalla Germania. D’altronde non è stata la recessione più volte affacciatasi in Germania a portare ai tassi negativi di cui Draghi si è fatto bello? così anche adesso sono sempre i teutonici che dettano il da farsi. Nessuno dice una parola sul fatto che gli altri -i mediterranei- non hanno gli stessi problemi e specificatamente gli Italiani che dovrebbero essere ascoltati su questo tema. In verità il governatore della Banca Centrale italiana, settimane fa, ha detto chiaramente la sua ma non se lo è filato nessuno forse perché era periodo elettorale; adesso serve che l’esecutivo comprenda la gravità della situazione e dica la sua.

Poi c’è l’eterno problema del debito pubblico che in tempi di inflazione e di tassi alti cresce in pericolosità ogni giorno. Forse sarebbe una questione da affrontare subito visto che le ultime emissioni di debito sono state sempre più onerose per il contribuente. Certo le banche gongolano, ma l’economia (quella reale che crea ricchezza veramente) no!

Mentre ci sono tutti questi temi di portata grandissima sullo sfondo il problema dell’energia e quello della guerra non si sono spostati di un millimetro.

Nei decenni passati si sono cronicizzate e aggravate criticità che nessuno ha saputo affrontare. Il nuovo governo ha ricevuto il compito titanico di affrontarle rischiando la impopolarità interna ed internazionale oltre al rischio di fallire nel tentativo di risolvere queste sfide.

È vero però che se il governo Meloni dovesse riuscirci rompendo la mediocrità intellettuale dei governanti dei passati decenni seppellirebbe per sempre una certa intellighenzia..

In questa situazione il minimo che si dovrebbe fare è un condono molto largo per tutte le imprese sotto i cinquecento dipendenti (cioè le PMI), abolire il tetto all’uso del contante, una riforma fiscale in senso forfetario per le PMI in modo da ridurre burocrazia e evasione aumentando e mettendo in sicurezza il gettito. E invece si perde tempo a rispondere alle provocazioni francesi chiaramente intese a creare un diversivo anche in chiave anti Le Pen. Senza però accorgersi che l’Europa di fatto non esiste più e non si sa come sostituirla.

Alcuni gufi accarezzano l’idea di costringere il governo italiano attuale, magari sull’onda di uno spread impazzito o di aste di titoli andate deserte, a ricorrere all’Europa (Fondo salvastati) per mettere le cose a posto. Sarebbe il modo migliore per loro per piegare anche le destre alla logica sinistra degli internazionalisti. Invece la strada giusta è quella di risolvere tutto con i nostri mezzi e non svendere ulteriormente la nostra economia a quelli che, grazie a Maastricht ci hanno distrutto.

La situazione è complessa e quindi non si può abboccare a diversivi anche seri; dopo decenni di scappatoie e di soldi stampati siamo al momento di dare risposte vere; non si va verso un periodo semplice.

Canio Trione