Immigrati. È opportuno cambiare i criteri di accoglienza 

L’immigrazione è un problema serio. Dev’essere affrontato con freddezza, partendo dai fatti.

Il mondo ha raggiunto gli 8 miliardi di abitanti.  Ma mentre alcune aree (povere)sono in  crescita,  altre  (ricche) sono in contrazione. Questo genera uno squilibrio fra loro e produce necessità di forza produttiva. Il buonismo e il cattivismo non sono approcci diversi ma una eguale fuga dalla realtà. In Italia i decreti flussi, per l’immigrazione regolare, sono ogni anno largamente  inferiori  alla necessità.

Secondo uno studio della Fondazione David Hume, l’Italia non è la meta preferita dai migranti. Questa evidenza viene confermata anche dai dati Eurostat sul numero di migranti giunti nei principali Paesi europei. Secondo questi dati, Spagna e Francia hanno un numero d’ingresso superiore a quello italiano. Tuttavia la Francia è il Paese che ha operato più respingimenti tra quelli presi in considerazione nel 2021, negando l’ingresso a circa 1,4 stranieri ogni 10 mila. Mentre la Spagna, oggi paladina dell’accoglienza, fino a tre anni fa respingeva ogni anno quasi mezzo milione di migranti (493mila nel 2019) e solo nel 2020 ha aperto i propri confini. Un altro dato utile a capire meglio il rapporto dei Paesi europei con l’accoglienza dei cittadini extracomunitari è il tasso di espulsione. A causa di una burocrazia molto macchinosa, l’Italia è lo Stato che emette meno provvedimenti di espulsione (4,5 ogni 10mila abitanti). La Francia, invece, tende a espellere un numero molto alto di cittadini stranieri: circa 18,4 ogni 10mila abitanti, più del quadruplo rispetto all’Italia. Snellire le procedure burocratiche permetterebbe al nostro Paese di operare una selezione delle risorse più utili per la crescita economica e, al contempo, di liberarsi degli individui più problematici. E si riuscirebbe a combinare una migliore redistribuzione dei migranti. Insomma, è opportuno rivedere i crismi di accoglienza, evidentemente non per tutti. A differenza dei soccorsi, da prestare a tutti.

La Francia e l’Italia hanno comuni interessi nella più importante partita europea in corso: la modifica del Patto di stabilità. Per ottenere questo risultato occorre perizia e prudenza, mentre è puerile supporre che tutto si giochi su un miserevole tavolo del dare e avere. Tanto è vero che non serve la logica del baratto. Serve la capacità di inserire le questioni particolari nella logica dei più alti interessi nazionali e comuni. E se qualche nodo ferma il pettine è conveniente provare a scioglierlo. Del resto, l’incidente con Parigi va chiuso in fretta. Le condizioni ci sono tutte e si tratta solo di compiere quei gesti intelligenti e distensivi che permetteranno anche all’Eliseo di rientrare nei ranghi. La strada è stata tracciata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella sua telefonata di sabato scorso con Emmanuel Macron, ma ora è Giorgia Meloni che deve prendere in mano la situazione e fare il suo lavoro. 

Giuseppe Romito – Italia Liberale Popolare – Movimento Lib