L’economia identitaria

Arricciare i polipi a nderr la lanz a Bari è un piccolissimo esempio di economia identitaria; lo stesso identitario è raccogliere le olive a Bitonto o a Sannicandro; lo stesso identitario è inventare e cucinare gli spaghetti all’assassina, identitario è gestire un ristorante tipico a Mola di Bari, lo stesso sono i musei, le chiese, i castelli; lo stesso sono le cantine, gli oleifici, i caseifici, tutto l’agroalimentare; lo stesso sono i bed and breakfast e gli alberghi; lo stesso è l’artigianato in tutte le sue forme; l’edilizia, i servizi alla persona, il commercio di prossimità, quasi tutte le professioni, la pesca, la nautica, sono tutti esempi di economia identitaria; economia che è sostenibile perché inserita naturalmente nell’ambiente locale. L’economia identitaria vive di riti specifici della località in cui viene esercitata.
Un impianto siderurgico o petrolchimico o farmaceutico o tecnologico o energetico o creditizio o automobilistico o spaziale o aeronautico, la grande distribuzione,…sono tutti esempi di economia mondialista. Sono altresì esempi di economia non facilmente sostenibile sotto vari aspetti incluso quello ambientale.
Le due economie insistono nello stesso momento e nello stesso luogo e dovrebbero collaborare. In realtà la economia identitaria sostiene quella mondialista sia fornendo risparmi, braccia e menti sia divenendo suo mercato che la sostiene.
La parte sinistra della politica è mondialista mentre la destra dovrebbe essere identitaria. La seconda è frutto della cultura locale mentre la prima è frutto di tecnologia. La prima viene presentata da molti opinion maker come il passato mentre la seconda il futuro. Nella realtà la prima resta e cresce mentre la seconda passa.
Il dibattito sul futuro del Sud è sempre più acceso mentre il nuovo governo non sembra sapere che pesci prendere. Il Sud deve puntare ad avere una economia identitaria o mondialista? nel primo caso sarà padrone del proprio destino nel secondo servirà altrui interessi come fa oggi in molti casi quando fornisce il proprio ambiente, le proprie menti, il proprio risparmio per l’altrui arricchimento. Dipende da noi stessi quale scelta fare sapendo che qualunque cedimento a favore del mondialismo sarà sempre a scadenza e presto finirà come finirà l’interesse altrui ad operare qui da noi.
Il futuro sarà identitario o tecnologico? Certamente le due cose si completano però l’economia identitaria può esistere solo lì dove è nata mentre quella tecnologica può insediarsi in ogni posto: così nessuno si sogna di mettere un siderurgico in un parco naturalistico alla stessa maniera nessuno pianterebbe una vigna in una zona industriale.
Il futuro dovrà essere il frutto della capacità di convivenza e collaborazione tra le due economie differenti, coscienti che la tecnica passa, mentre l’identità rimane e quindi questa deve avere la priorità. Collaborazione che è il fondamento della dottrina sociale della Chiesa.
Dopo più di un secolo dalla Rerum Novarum che ha formalizzato questo insegnamento ritroviamo la centralità planetaria della Chiesa e del suo messaggio in economia! Ma i preti lo sanno?

Canio Trione