Ma chi è veramente l’evasore?

Sul tema evasione la sinistra e parte della destra continua a inneggiare alla più spietata persecuzione. Si parla, da parte dei sedicenti bene informati, di undici milioni di evasori: una balla pazzesca che viene spacciata per verità.
Questa nuova crociata non è indetta -come sarebbe normale- contro le ONG di sinistra che vanno in giro con i sacchi pieni di banconote appena percepite (di quelle del mese scorso, dell’anno scorso e delle altre ormai non se ne ha notizia), ma contro artigiani e commercianti; rei di minare la solidità finanziaria dello stato italiano. Financo un nostro beniamino come Maurizio Crozza ci illustra con un cartellone che un dipendente che guadagna 50.000 euro paga 17.000 euro mentre l’autonomo con pari reddito, solo 4400. “la legge non è uguale per tutti”, dice.
Dai comici genovesi ormai ci guardiamo tutti e anche dal Crozza ci converrà prendere le distanze molto attentamente. Al di la della indubbia simpatia e comicità che nei vicoli di Genova cresce visibilmente rigogliosa e spontanea, dobbiamo stare un po’ attenti! Anche se fosse vero quel calcolo la questione non è di diritto -come fa intendere e come fanno intendere le sinistre e molti ignoranti di destra- ma economica. Infatti se la legge dice che il dipendente paga un fiume di tasse, nella realtà e fuori dalla finzione giuridica è il datore di lavoro che paga fisicamente quelle tasse. Per la partita IVA quelle tasse sono costo secco che non permette nuove assunzioni nè investimenti. E questa è una abbagliante verità solare!! Il vero tassato è l’autonomo. Ed è lui che deve avere più soldi se vogliamo che il suo dipendente venga pagato e se vogliamo che lo stato incassi quelle tasse. Ed è lui che lo stato deve favorire per essere certo di avere gettito ed occupazione. È lui che paga lo stipendio vero e proprio del suo dipendente, le tasse del dipendente, la previdenza del dipendente e gli annessi e connessi. Un attimo prima di essere del dipendente i soldi destinati alle tasse sono un costo delle PMI. Se il padrone della PMI non ha soldi, tutti si lamenteranno disperati. Senza che ci sia soluzione. E se proprio qualcuno non si è accorto di una evidente ed elementare realtà come questa, basta fare un piccolo esperimento logico: se i dipendenti pubblici fossero legittimati a non pagare più tasse conservando lo stipendio netto attuale, lo stato non pagherebbe quegli oneri e non incasserebbe nulla! cioè le due poste si compenserebbero perfettamente e si dimostrerebbe a coloro che ancora credono alle favole che gli impiegati pubblici (i maggiori pagatori di tasse secondo le statistiche ufficiali), di fatto, non pagano e non hanno pagato nulla; mai.
Scandalo mondiale.

E quando chiamano le multinazionali ad insediarsi nelle ZES gli pagano l’investimento, parte degli oneri fiscali e sociali; ma chi paga al loro posto? Gli autonomi. Infatti i dipendenti pubblici non contribuiscono in nulla al bilancio statale mentre i dipendenti privati si vedono pagare le tasse dal proprio datore di lavoro. Solo gli autonomi e i consumatori pagano con soldi veri presi dalle proprie tasche. Il resto è fumo contabile.
Purtroppo -caro Crozza- è così, e fare audience sui luoghi comuni della sinistra è certamente un modo sicuro per farsi capire dalle masse e fare ascolti può far molto male a tutti noi come è sempre accaduto fino ad arrivare all’attuale disastro. Perseguitare gli autonomi è una ingenuità solenne o una immensa disonestà intellettuale. Infatti il gettito vero viene solo e proprio dalle PMI che pagano le proprie e le altrui tasse e quindi è nel nostro comune interesse di italiani ed europei -e cioè è il primo interesse nazionale- che quegli imprenditori -burocraticamente chiamati partite IVA- siano agiati come lo erano ai tempi del miracolo economico; quando anche la grande impresa italiana è riuscita ad entrare nell’olimpo del grande capitalismo planetario proprio grazie al miracolo economico fatto materialmente dal ceto medio delle piccole e piccolissime imprese. Inoltre oggi moltissime imprese non crescono, non investono, non assumono e non nascono proprio perché perseguitate dalla burocrazia e dal fisco fin dal giorno della loro nascita. Gli stessi figli degli autonomi non vogliono ereditare il mestiere del padre: preferiscono la scrivania pubblica o il reddito di cittadinanza.E, a conti fatti, hanno ragione.
Noi crediamo che il grande Crozza in realtà per ragioni spettacolistiche si faccia prendere dai fumi delle retoriche sinistre (che è la stessa cosa della democrazia diretta del Grillo) e quindi conviene lasci questi argomenti ai luoghi istituzionali deputati anche se questi luoghi sono oggi occupati da altri come lui.
Canio Trione