Maria, madre di Dio – Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù

 In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 Si conclude un altro anno, forse più complesso del precedente in quanto alla pandemia si è andata ad associare anche la guerra in Ucraina e, nelle ultime ore, la nascita al cielo di Benedetto XVI, che segna un ulteriore passaggio importante per la Chiesa. Ci lasciamo alle spalle un tempo molto forte segnato dall’assenza di pace. In questa fine e nuovo inizio celebriamo la solennità di Maria, Madre di Dio. Una festa nel nome di Maria, quella con la quale viviamo il passaggio al 2023, che ci invita a riflettere su una tappa fondamentale dell’umile fanciulla di Nazareth, che si fa invito per tutti noi. Grazie al suo sì, nel suo grembo, natura umana e natura divina si fondono. Maria diventa così non solo la madre di Dio ma anche madre nostra. Maria attraverso il suo sì, permette alla salvezza di giungere sulla terra, diventa collaboratrice dell’opera di salvezza di Dio. Ma tutto ciò ci sembra troppo alto, perché possa avere un’applicazione nella nostra esistenza. Siamo su frequenze teologicamente troppo alte. Per cogliere l’invito che ci viene rivolto, dobbiamo fermarci sul suo sì e sull’essere Madre di Dio che ne consegue, sulla sua capacità di generare Dio.

Maria oggi vuole ricordare a ciascuno di noi, l’importanza della maternità e di conseguenza della paternità, della capacità che ognuno di noi ha di poter generare Dio attraverso la propria vita, attraverso le scelte poste in essere, attraverso il nostro sì agli “annunci dell’angelo” che ripetutamente si verificano lungo il nostro pellegrinaggio terreno. Siamo tutti chiamati alla fecondità, a generare Dio, a collaborare al suo progetto di salvezza. Ma purtroppo sono sempre più frequenti i nostri no, alla maternità e alla paternità. Non vogliamo essere più né madri né padri, sia in senso biologico che spirituale. Così si delineano i tratti della sterilità di questo tempo, dove impera l’auto generazione di noi stessi, dei nostri successi e dell’egoismo.

Maria oggi ci invita a riprendere il dialogo con il cielo, a tornare ad essere canali della grazia di Dio. È questa la via per un mondo fatto di pace lontano dagli interessi economici, dove al centro vi è solo l’interesse per il bene dell’umanità. È questo il sì che Maria ci invita a pronunciare. Un sì che si pronuncia con il silenzio, lasciando fare a Dio e facendo esperienza di Dio. Maria a Natale non parla, lascia parlare la grandezza di Dio che si dischiude in una mangiatoia. Parlano i pastori dinanzi al piccolo Gesù, ma lei resta in silenzio. Solo gli ultimi, come i pastori, possono fare esperienza di Dio, e restando sulle frequenze dell’umiltà di Maria e di suo figlio Gesù, fare ritorno a casa, ricordandoci che possiamo udire e vedere Dio, nella misura in cui facciamo nostro il silenzio di Maria. 

Fra Marco Valletta OFM

Ufficio Comunicazione

Provincia di San Michele Arcangelo

dei Frati Minori di Puglia e Molise