Scienza e politica, scienziati tirocinanti

È una ossessione: non ci si riesce proprio a liberare, dal piccolo schermo, di Fabrizio Pregliasco, il virologo di Stato che, a leggere il suo curriculum su “Trend online” (https://www.trend-online.com/politica-attualita/fabrizio-pregliasco-chi-e/) non ha fatto, sembra, un giorno di laboratorio; anzi, la sua carriera è tutta “amministrativa” fino a divenire consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale della Economia e del Lavoro).

Antonio Di Pietro avrebbe esclamato “e che ci azzecca!”.

Chi è Fabrizio Pregliasco, dunque?

Al di là della Laurea in Medicina e Chirurgia e di un paio di doverose specializzazioni in Igiene e Medicina Preventiva e in Tossicologia, svolge dal 1991 il ruolo di ricercatore universitario per la disciplina Igiene Generale ed Applicata (Dipartimento Scienze Biomediche della Università di Milano).

A 36 anni, entra nella Fondazione Onlus Istituto “Sacra Famiglia” di Cesano Boscone dove diventa Direttore. Dal 2009 è Direttore Sanitario della Casa di Cura Ambrosiana, struttura ospedaliera accreditata con il SSN, controllata dalla stessa Fondazione. Dal 2005, riveste il ruolo di Vicepresidente Nazionale dell’ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze). In TV, è stato presentato come virologo e scienziato; a noi sembra, al più, un divulgatore scientifico.

Cosa ha detto, recentemente, secondo Adnkronos, l’esimio Fabrizio Pregliasco a Rai Radio 1, ospite di “Un Giorno da Pecora”?

Ha espresso la sua personale stima riguardo alle vittime probabili dell’influenza australiana: “Ventimila morti è un numero che ci può stare”. E poi, “Se si è raffreddati, influenzati, o si ha un pochino di febbre è meglio stare a casa propria e non andare” (al cenone). E, inoltre, “Forse lo limiterei a una decina di persone” (il numero dei convitati al cenone).

Come dichiarazione di uno scienziato (o esperto) sembra veramente un po’ poco, e quel poco è pure detto a spanne. Pregliasco pretende insegnarci a vivere, dicendo fra l’altro delle assolute banalità. Sembra che consideri il popolo dei suoi spettatori un po’ ignorante, un po’ infantile; certamente pecora, certamente incapace di auto gestirsi. 

Ci si domanda come mai egli è sempre in televisione come se fosse una star? Ci si domanda come mai questi registi, giornalisti e redattori di palinsesti siano così a corto di tematiche tanto da dover utilizzare personaggi ripetitivi, fastidiosi e noiosi, nella figura, nell’aspetto e nelle tesi?

Attenzione, però. C’è in agguato un grave pericolo. Siccome questi personaggi sono scienziati, bisogna ascoltarli con deferenza e… addirittura obbedire; altrimenti si potrebbe essere considerati dei pericolosi attentatori alla sicurezza della collettività. In verità, qui, si nasconde una questione di maggiore spessore.

Chi è uno scienziato? Chi dispensa la qualifica di scienziato? Quale ciarlatano si assume questa responsabilità? Questione molto importante perché, poi, si cade nella “madre delle domande” irrisolte: è prevalente la scienza o la politica? 

Sulla prima delle due questioni, nel territorio della virologia, se dovessimo mettere a confronto il curriculum di Fabrizio Pregliasco con quello del defunto Luc Antoine Montagnier, potremmo entrare subito in imbarazzo.

Del primo abbiamo sintetizzato il curriculum da “Trend online”; del secondo lo sintetizziamo da Wikipedia.

L. A. Montagnier è stato un biologo e virologo francese, direttore emerito del “Centre National de la Recherche Scientifique” e della “Unità di Oncologia Virale dell’Istituto Pasteur di Parigi”, Nobel per la scoperta del virus HIV, una vita in laboratorio. Fra i due curricula non c’è storia. Ma Pregliasco è osannato in tutte le salse e in tutti i talk show; mentre il Montagnier ha avuto contro la comunità scientifica per le sue ipotesi riguardanti l’origine del virus SARS-CoV-2. 

Lungi dal desiderio di prendere posizione su questo specifico dibattito “scientifico”, ma di sapore molto “politico”, non si può fare a meno di ricordare la Storia.

Un certo Galileo Galilei fu condannato per ben tre volte, avendo contro tutta la comunità scientifica dell’epoca, per le sue teorie “eretiche” di eliocentrismo. Con ciò, quello che interessa qui è sottolineare che ci sono scienziati e scienziati: quelli alla moda, quelli da mettere all’indice; quelli da osannare, quelli da esecrare; quelli “di Stato”, quelli “contro lo Stato”.

E qui, abbiamo capito anche chi sono i ciarlatani ignoranti che decidono chi debba essere qualificato scienziato, tenendo conto che il curriculum non ha alcun significato.

Noi sappiamo, invece, che Scienziato è chi persegue un percorso stringente di osservazione, euristica, logica, dimostrazione, sperimentazione SENZA introdurre pregiudizi, preconcetti, personalizzazioni, interessi. 

 Non possiamo fare a meno di ricordare, qui, un articolo del Sole24 Ore (dell’8 ottobre 2020) di Andrea Gagliardi che descriveva, stupefatto, il balletto degli scienziati-virologi e delle istituzioni sanitarie in merito alle mascherine, mentre l’Italia comprava € 800 mln di mascherine cinesi inservibili.

Riportiamo, per rinfrescare la memoria, alcuni passi dell’articolo.

“Le mascherine per le persone sane non servono a niente” dicevano Walter Ricciardi (consulente del Ministero della Sanità), Alberto Villani (Il responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e presidente della società italiana di pediatria), Angelo Borrelli (capo della Protezione Civile), addirittura l’OMS che, inoltre, sottolineava che “non ci sono sufficienti prove scientifiche del fatto che le mascherine aiutino una persona sana a evitare l’infezione” … E ammoniva, per di più, “sul falso senso di sicurezza che potrebbero infondere nella popolazione, con l’abbandono di altre misure essenziali, come le pratiche di igiene delle mani e il distanziamento sociale”.

Tutto ciò fino a maggio: il dietro front, ridicolo, a giugno.

Qualcuno potrebbe essere tentato di giustificare il fiasco appellandosi all’alibi della scarsa conoscenza del virus. Per quanto vero, si sapeva, di certo, che la trasmissione avveniva per via aerea. Pertanto, chiunque – si vuole sottolineare “chiunque” – chiamato a decidere, avrebbe capito che la mascherina avrebbe potuto ridurre di molto la diffusione della infezione per il semplice fatto che costituiva un ostacolo al flusso dell’aerosol.

Nel dubbio sarebbe stato opportuno favorire l’uso della mascherina; invece, nel dubbio, ne è stato sconsigliato l’uso.

Chi doveva decidere se non la politica, di fronte ad uno svarione della Scienza così eclatante?

Ora, il dubbio è lecito: abbiamo avuto politici inetti o consapevoli? Abbiamo avuto scienziati fasulli o complici?

Qualcuno potrebbe pensare, malignamente, che si sia voluto favorire la diffusione del virus tanta è la incredulità associata a queste strane decisioni.

Dagli esempi di Montagnier e di Galilei, come dal tema “mascherine” citato, possiamo tirare la morale.

Come non tutti gli scienziati sono uguali, e sappiamo perché, così è anche pretestuoso chiedersi se è prima la scienza o la politica.

Ebbene, la scienza è al servizio della politica; anche quella fasulla. Potrebbe succedere, nei fatti, il viceversa, ma solo quando i politici siano inetti.

Se, invece, qualcuno dichiara che è la politica al servizio della scienza, allora vuol dire che sotto c’è qualcosa di non chiaro: perché gli obiettivi sono sempre il potere ed il controllo del popolo.

Una dimostrazione? L’uso del nucleare, vissuto nel secolo scorso, è un tipico esempio, storico.

Ma anche la candidatura di Pregliasco alle prossime elezioni regionali in Lombardia, dopo la notorietà acquisita, è un tipico esempio: capolista in una lista civica a sostegno di Pierfrancesco Majorino, candidato presidente del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, i partiti dell’emergenza sanitaria. 

Intanto, per Pregliasco, niente virologia che tenga, niente ricerca che tenga, niente scienza che tenga, niente divulgazione scientifica che tenga: lui vuole solo dire alla gente come deve vivere, anche a scapito della propria credibilità.

Non ha tutta l’apparenza di un premio per il lavoro svolto? Che ne dite?

Pensate, mentre il divulgatore scientifico dettava al popolo bue come vivere, tracimando da quello che noi credevamo fosse il suo recinto culturale da virologo; il Montagnier, da virologo, esprimeva tesi scientifiche nell’ambito del proprio recinto di ricerca.

Ebbene, il primo, candidato ad amministrare un popolo; il secondo denigrato. Siamo nel posto giusto? Qualche dubbio appare legittimo.

Antonio Vox – Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile