Cosmo, costanti universali, società

In tempi andati, tuttavia non tanto lontani da noi, lo scenario celeste appariva immutabile ed eterno nella sua fissità: un Cosmo sempre uguale a sé stesso, di purezza sublime, nel quale l’Uomo era il centro dell’Universo.

L’indagine scientifica, la fisica e la sua branca cosmologica, scoprì invece che il Cosmo era un posto pericoloso, turbolento, caotico, terrificante, spaventosamente dinamico nel quale l’Uomo, non più centrale, era diventato un nulla. 

La famosissima “rivoluzione copernicana”, il processo che ci ha condotto dal geocentrismo all’eliocentrismo, non rappresentò solo una nuova visione scientifica, ma costituì anche un terremoto filosofico, culturale e sociale: moriva l’era aristotelica e feudale e, con essa, un sistema di usi e costumi più che millenari, per dare vita ad un percorso di trasformazione innovativa del genere umano. Come mai questo grande equivoco che viveva da qualche millennio?

Basti pensare, senza dare spazio a inutili sofisticazioni, alle stelle che, all’occhio di un osservatore, apparivano “fisse”, e a quella stella, che appariva sempre uguale a sé stessa e che ci dà la vita: il Sole. Da qui, privi di ulteriori informazioni, nasceva l’equivoco.

Si scoprì, invece, che quella stella solare, come tutte le stelle, era una tumultuosa fornace, sede di miliardi di esplosioni, incontrollate e incontrollabili, da fissione nucleare; era, ed è, capace di violentissime emissioni eruttive di magma elettromagnetico. Uno tsunami solare, violentissimo e distruttivo, che raggiunge spazi profondi, al di là del sistema solare.

Il Cosmo, quindi, è una dicotomia: appare immobile ma è altamente caotico.

Ma la storia non finisce qui: i fisici e gli astronomi rimangono stupefatti di fronte alla scoperta che l’edificio cosmologico abbia una struttura portante costituita da entità i cui valori sono stabili, invariabili, o variabili impercettibilmente nell’infinito tempo cosmico, che hanno chiamato “Costanti della Natura”.

A pensarci bene, non è una novità.

Anche la Matematica, sorprendentemente, ha delle “costanti” immutabili: basti pensare al P (Pi greco = 3,14…) e ad e (numero di Nepero = 2,71828 …) che ritroviamo in tantissime formule matematiche. Parimenti, nella Fisica, ritroviamo G (costante gravitazionale = 6.67259(85) 10 -11; N m2 / kg) e C (velocità della luce nel vuoto = 299 792 458 m / s).

Naturalmente non sono le uniche “Costanti di Natura”; abbiamo qui citato quelle più note.

I valori di queste costanti sono stati misurati, con pazienza e meticolosità, usando strumenti sempre più sofisticati; ma Einstein sosteneva, nella sua affannosa ricerca della “Teoria del Tutto”, che tutte costanti dovrebbero essere correlate in una sinergica e coerente costruzione: il valore “vero” di ciascuna delle costanti dovrebbe essere ricavato teoricamente dalle formule a partire dal valore una qualsivoglia di esse. In altre parole, l’insieme delle “Costanti della Natura”, o “Costanti Universali”, è l’architettura, stabile e coerente, dell’universo che noi conosciamo: un gruppo di assiomi che definiscono il funzionamento del Cosmo.  Infatti, cosa succederebbe se volessimo cambiare il valore di qualcuna di esse?

Saremmo in un universo diverso dal nostro: cambiare il “pigreco” significherebbe avere, a fronte di un raggio dato, circonferenze e sfere diverse; cambiare il valore della costante gravitazionale significherebbe un universo diverso dove, con ogni probabilità, non si potrebbero formare gli elementi della tavola di Mendeleev, le stelle e il Sole etc.

Cambiare il valore delle “costanti universali” significherebbe che la vita, come noi la conosciamo, non potrebbe esistere.

Ma c’è di più, quei valori del sistema coerente delle “costanti universali” sono gli unici, fra i tantissimi possibili, che permettono la vita, qualunque essa sia. Quei valori hanno permesso, dal Big Bang in poi, una evoluzione del Cosmo capace di generare i fattori essenziali per la vita che sono apparsi solo dopo che l’universo ha compiuto i 14 mld di anni della sua esistenza.

Stupefacente e impressionante.

Il Cosmo violento, caotico e turbolento, alla fine, è armonico, certo in sottile e precario equilibrio, perché basta una lievissima variazione dei valori del sistema delle “costanti universali” per disintegrare il nostro universo. Il pericoloso Cosmo ha una inattesa strabiliante capacità di resilienza, perché il sistema delle “costanti universali” è rimasto stabile nei suoi valori.

È una specie di assicurazione sulla vita anche se limitata ad un brevissimo periodo, impercettibile, della intera vita dell’universo. Infatti, la vita è resa possibile in quel brevissimo intervallo di tempo, fra il Big Bang e la fine del Cosmo, preannunciata dalla sua inarrestabile e accelerata espansione che diluisce la densità della materia e la presa della attrazione gravitazionale, quando il sistema delle “costanti universali” permette permette la formazione dei fattori vitali. 

A questo si aggiunge, oggi, la consapevolezza che lo tsunami solare, distruttivo e infuocato, trova la barriera del campo elettromagnetico terrestre senza il quale sarebbe spazzata via la nostra atmosfera e la Terra sarebbe un arido e caldo deserto, privo d’atmosfera, come il pianeta rosso, Marte.

Tante coincidenze che fanno pensare. L’Uomo, una volta centmeo dell’universo, è divenuto, prima, un nulla; poi, una quisquilia temporale; infine esiste per pura fortuna.  

Non possiamo non paragonare il genere umano, e la sua storia, al Cosmo, proprio perché del Cosmo fa parte e non può che avere gli stessi lineamenti.

Come la fisica e l’astronomia hanno individuato la architettura portante cosmologia, anche il genere umano deve riscoprire la propria architettura portante dimenticando e superando modelli ormai obsoleti.

È ora di riscoprire l’originale “sistema delle costanti universali umane “, il sistema valoriale, stabile e armonico, di cui ciascuno di noi è fatto.

Lo ritroviamo nella triade, valida in ogni tempo e in ogni luogo, del diritto che nasce dallo “ius naturalis: Identità, Libertà, Dignità.

Anche il sistema delle “costanti umane” è resiliente, perché è di questo che l’Uomo è fatto.

È qui la vera innovazione: far emergere una “buona” politica che si rifaccia a quei valori universali come assiomi del cosmo umano.

Su di essa possiamo operare. Infatti, mentre le leggi fisiche descrivono come tutte le cose si muovono; le leggi umane descrivono come tutte le cose si dovrebbero muovere. Sono semplicemente un prodotto dell’Uomo.

Chissà se ne saremo capaci.

Antonio Vox – Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile