L’Italia della immigrazione

Parliamo un po’ di un tema annoso che, tuttavia, non si riesce a mettere a punto a causa di varie stranezze: l’immigrazione in Italia.

Facciamolo, però, asetticamente e senza pregiudizi, per non incorrere in dibattiti inutili e senza costrutto, basati su luoghi comuni e conflittualità precostituita. Non ci esimeremo, però, da alcune ipotesi deduttive.

Il sito del Ministero degli Interni ha pubblicato i numeri ufficiali sulla immigrazione per gli anni 2020, 2021, 2022 (https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2022-12/cruscotto_statistico_giornaliero_30-12-2022.pdf), mentre già conosciamo, dallo stesso sito, quanto relativo agli anni precedenti (http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2017.pdf).

Sintetizziamoli qui: gli sbarchi sono stati 181.436 (2016); 119.369 (2017); 23.370 (2018); 11.471 (2019); 34.134 (2020); 67.034 (2021); 104.061 (2022). È facile fare previsioni per il 2023: niente lascia presagire una diminuzione dei numeri della immigrazione se non si interviene con intelligente pianificazione.

Ora, facciamo un confronto con i governi dei periodi presi in esame.

·         Dal 28 aprile 2013 al 1° giugno 2018, si sono avvicendati Letta, Renzi, Gentiloni: esplosione di immigrazione.

·         Dal 2 giugno 2018 al 4 settembre 2019, Conte I (5S e Lega): volumi di immigrazione ridotti.

·         Dal 4 settembre 2019 al 22 ottobre 2022 (Conte II – 5S e PD) e Draghi): ripresa accentuata della immigrazione.

Oggi, nel corso dell’anno 2022, oltre centomila.

I dati parlano chiaro: visto che i disagi delle popolazioni migranti non sono cambiati; visto che la pandemia non ha certo ridotti i disagi, piuttosto dovrebbe averli acuiti; allora appare evidente che i governi di centrosinistra sono come il miele per l’immigrazione. È altresì chiaro che il fenomeno, come tutti i fenomeni, diventa un problema in relazione alle sue dimensioni; quando, cioè, supera il limite del tasso d’assorbimento sopportabile.

Diventa, allora, indispensabile cercare aiuto. A chi, se non alla sorda Europa?

Ma i dati suggeriscono, anche, che il fenomeno può essere governato con tranquillità, quando lo si vuole (vedi periodo 2018 – 2019; governo Conte I). In quel periodo, tuttavia, la tranquillità non c’è stata non in relazione al governo del fenomeno, ma per la ostruzione incredibile della “area della sinistra” (costituita non solo dalla politica, ma anche dalla magistratura politicizzata e dalla intellighentia che si esprime nei talk show) per il gran cancan da questa creata.

Non potendo affermare che, in quel periodo, il desiderio di venire in Europa da parte dei popoli disagiati si era affievolito, si può certamente affermare che in tanti non sono partiti. Meno morti in mare, in numero assoluto, pur rimanendo fisso il tasso di rischio della traversata in mare, su barchini traballanti.

Non può sfuggire la considerazione che gestire diecimila immigrati è cosa ben diversa dal gestirne centomila: non avremmo bisogno dell’Europa, se i numeri fossero bassi.

Quindi, la possibilità di governare il fenomeno, autonomamente, c’è.

Allora, potrebbe sorgere il legittimo dubbio che l’Europa (pur gradendo una Italia in difficoltà e sotto perenne accusa di scarsa umanità) creda che il nostro Paese non sia capace, o non voglia, governare il fenomeno; come, invece, fa Macron che, pur respingendo i naufraghi in malo modo (Ventimiglia, Ocean Viking), non è stato mai oggetto di malevoli critiche personali.

Ma, allora, se questo punto di vista è plausibile, lo scenario, e gli eventi associati (come la continua farsa della redistribuzione degli immigrati e la disattenzione non solidale europea), assume tutta altra veste.

Potrebbe, infatti, interpretarsi, lo scenario, come “immigrazione, strumento di lotta politica”.

Una Europa che guarda a sinistra non può che favorire un governo italiano di sinistra, ma non vuole essere coinvolta. Ma, poi, questa sinistra, ci si domanda, a quali obiettivi risponde?

Nella interpretazione citata, anche le figure di Salvini e Minniti ne verrebbero rivalutate: il primo non sarebbe il “cattivo” ma un coerente amministratore del fenomeno; il secondo, non sarebbe un “compagno che sbaglia” ma un interprete corretto della funzione ministeriale a lui affidata.

Sul concetto di “immigrazione, strumento di lotta politica” non si può dimenticare lo strano ruolo dei “taxi del mare”, le ONG (finanziate da qualche non credibile “benefattore dei popoli”).

Il “Decreto Sicurezza” dell’attuale governo cita il ruolo delle ONG, nel dispositivo per regolarne l’attività, osservando che la costanza della loro presenza in mare è pari ad un invito a nuove partenze.

Questa posizione governativa è avvalorata sul piano tecnico, non politico, dal rapporto Frontex del maggio 2021.

L’agenzia europea per il controllo delle frontiere ha inviato il suo rapporto a AdnKronos. In esso si dichiara che la presenza di navi Ong sia un “pull factor”, come fattore psicologico determinante, per l’invito alle partenze, anche se solo il 16% degli approdi dipende dalle Ong.

Si legge: “La presenza delle navi delle Ong, soprattutto in navigazione tra Zuara e Zawiya, continua a essere un ulteriore fattore di attrazione … i migranti che arrivano dalla Libia dichiarano costantemente di aver verificato, prima della partenza, la presenza delle Ong nell’area, spiegando che in assenza delle navi delle Ong nel Mediterraneo, molti rifiutano di partire”.

Guarda un po’: ONG come garanzia e assicurazione del viaggio. Ovviamente, è partito lo scontro tra Frontex e il mondo delle Ong. Sul piano politico, non tecnico, lo scontro si è tradotto nelle dimissioni del capo di Frontex e nella bocciatura del bilancio dell’agenzia da parte dell’europarlamento. Sembra proprio che le nostre ipotesi di un inedito scenario sul fenomeno immigrazione non siano del tutto peregrine.

Intanto, a sostegno di quanto ipotizzato, la qualità dei migranti va cambiando.

Infatti, oltre il 10% sono minori non accompagnati (10.053 nel 2021; 12.687 nel 2022) a ulteriore dimostrazione di un fenomeno “strutturato”. Se, poi, dallo stesso sito del Ministero, si dà una occhiata alle nazionalità di chi arriva (vedi figura dal sito citato: Egitto e Tunisia in testa), allora l’ipotesi di una efferata politica si consolida: quasi niente da zone di guerra, quasi tutti migranti economici.

In questa politica efferata, i concetti umanitari non c’entrano nulla. I dati dicono che, nella plausibilità dei dubbi, si è in presenza di una pianificazione premeditata a danno dell’Italia, le cui ragioni sono chiare a tutti e i cui obiettivi sono di comodità per tanti.

Intanto Macron rimpatria, con fermezza, i passeggeri della Ocean Viking e, nel frattempo, accusa l’Italia di disumanità e non rispetto delle norme internazionali: ma fa lo stesso e peggio!

Intanto, le ONG, le cui navi sono indirizzate in porti “lontani dall’area delle operazioni”, si lamentano, accusano e chiedono il ritiro del decreto sicurezza; come se il popolo italiano avesse votato loro e non il governo legittimo. 

Intanto, la entrante presidenza della EU, svedese, ha già indicato che, tra le priorità del semestre, non risulta esserci nulla sull’immigrazione. Il rappresentante svedese a Bruxelles, Danielsson, ha dichiarato al Financial Time: “Da quel che so, il nuovo patto sull’immigrazione vedrà la luce non prima della primavera del 2024”.

C’era da aspettarselo! O si sogna ancora?

Intanto, l’Italia che farà?

Smettiamola di fare i derelitti d’Europa; smettiamola di credere nelle favole della solidarietà; smettiamola di aspettare la mano tesa di qualche nostro salvatore; smettiamola di fare i servili. 

Non siamo contro l’Europa ma contro la servitù intellettuale.

Se non saremo attenti, decisi e tenaci ce la vedremo sempre peggio. Non credete sia giunto il momento di “fare politica”? Un detto famosissimo dice “aiutati che Dio ti aiuta”. È così che fanno tanti Paesi d’Europa; è così che si governa.

 Antonio Vox – Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale e Società Civile