La domus di Pompei “la casa dei Vettii” restituita al pubblico

Dopo un restauro durato 20 anni, a Pompei, riapre al pubblico la casa dei Vettii. Rinvenuta tra il 1894 e il 1896, apparteneva a Aulus Vettius Conviva e Aulus Vettius Restitutus, probabilmente due liberti, divenuti ricchi.

La domus, con il suo sfarzoso arredo pittorico e scultoreo, testimonia la ricchezza del territorio della città, che derivava dalla produzione di vino esportato in tutto il Mediterraneo, e anche l’esistenza di un ascensore e sociale, che consentiva a due ex schiavi di salire ai livelli più alti della società locale.

Il restauro si è rivelato “eccezionalmente” laborioso a causa della rimozione di strati di cera, apportati sugli affreschi nel passato con l’intenzione di proteggerli e farli risplendere: un metodo di restauro che si è rivelato altamente dannoso e che ha oscurato molti dettagli delle raffinate pitture, con rappresentazioni di architetture fantastiche e scene mitologiche.

Gli ambienti e le opere pittoriche sono state riportate al loro splendore in particolare il giardino del peristilio, chiamato anche giardino Priapo.

Il giardino che disponeva di un articolato sistema di condotte d’acqua e piccole fontane, è stato restaurato con l’inserimento di copie delle statue originali conservate negli spazi espositivi e nei depositi del Parco archeologico.

L’iter del restauro negli ultimi anni si è avvalso del modello vincente del Grande progetto Europeo il cui obiettivo è quello di trasformare Pompei da simbolo di crolli e abbandoni a buona pratica europea di spesa dei Fondi Strutturali e di collaborazione istituzionale.

È una riapertura epocale che segna il termine di una storia di restauro.

Antonella Cirese