Milioni di italiani senza posta elettronica. Chi paga per il danno subito?

Ormai da giorni la posta elettronica di nove milioni di italiani è bloccata da un non meglio precisato guasto. Virgilio e Libero non funzionano. Ci auguriamo che quando leggerete queste righe tutto sarà risolto ma la questione ormai esiste.

Non è stata una azione dolosa di uno o più hacker si sussurra, né i media maggiori sembrano interessarsene granché. Invece il disagio è enorme proprio ad iniziare dalla comunicazione. Ma anche il lavoro delle imprese è rallentato, né si sa quando ricomincerà e come l’arretrato potrà essere smaltito. La questione è nuova e quindi non esiste un precedente che chiarisca chi si farà carico dei danni e come si quantificheranno, quali i tribunali competenti. Forse si deciderà per un forfait uguale per tutti?

 Certo è che la onnipotenza delle nuove tecnologie e la loro credibilità ne esce a pezzi. Alla tecnologia ci affidiamo quando entriamo in un ospedale o quando prendiamo un aereo su di essa è poggiata la macchina amministrativa dello stato e delle imprese, essa ci invia le multe e le pensioni e ad essa affidiamo i nostri risparmi che dovremmo spendere con le carte di credito. Il disastro è enorme!

 È certo che i tecnici stanno facendo del loro meglio. È evidente che se la cosa non è dolosa vuole dire che la infallibilità della tecnologia non può più essere sostenuta nelle campagne di digitalizzazione e “modernizzazione” della nostra economia e pubblica amministrazione. In verità più di una crepa in questa tesi della infallibilità della tecnologia si è vista da tempo: nella sua esosità, complicatezza, pervasività… ma la propaganda delle compagnie che la producono hanno convinto moltissimi che il futuro e il moderno è tecnologico. Il superamento di molte inefficienze è affidato ad investimenti in tecnologia. Il futuro di molti giovani è affidato alla loro confidenza con le tecnologie. Le guerre si fanno e si vincono con le tecnologie. La sicurezza delle nostre case è affidata alla tecnologia. Ma questo evento ormai da più giorni blocca una parte significativa di italiani e le promesse di immediata soluzione divengono sempre meno credibili mentre il disagio e il danno si accrescono di minuto in minuto. Anche il legislatore non può rimanerne fuori: come si regolamentano casi del genere? Oltre al proverbiale piccione viaggiatore cosa si deve utilizzare al posto della posta bloccata? Se questo articolo che sto scrivendo non arriva nei tempi e modi previsti chi paga? E che dire delle campagne elettorali che non possono svolgersi come previsto?

La filosofia prima e la politica poi devono immaginare un mondo che prescinda dalla troppo comoda e demenziale idea di affidare il nostro presente, il nostro futuro e il nostro essere alle macchine.

Canio Trione