Il paradigma lucano. Tra petrolio, lavoro e gemellaggi in favore altrui

Saverio De Bonis, già Senatore Movimento 5 stelle, ed attualmente in Forza Italia, sottolinea come, ora più che mai, senza la Basilicata non può esserci il petrolio, esattamente come senza le imprese non c’è lavoro. Questo paradigma necessita di un ampliamento per essere completato e per dare un senso alla questione meridionale. Che dovrebbe essere intesa invece più che meridionale “dei” meridionali. 

Saverio De Bonis si sofferma su questi due punti sopra citati, intendendoli come vere e proprie lacune, che un politico del PD avrebbe sorvolato in modo superficiale; politico, manco a dirlo, emiliano, presidente della Regione Emilia e Romagna, probabile futuro segretario del futuro PD (come si chiamerà non si sa ancora) anziché occuparsi di più della sua regione è venuto al Sud, in Lucania, in una campagna elettorale interna al suo partito. Ci sarebbe da chiedersi se la stessa superficialità sia stata  pure quella del De Bonis, che non ha colto chiaramente la fine del paradigma creato da lui stesso. 

Se infatti è vero che senza la Basilicata non vi è petrolio, e come è vero che senza le imprese non vi è lavoro, è giusto affermare, di conseguenza, che senza giovani non vi è futuro.

L’ex senatore pentastellato poi forzista, è accorto nell’evidenziare come da Irsina -ridente paese vicino Matera- siano andati via circa 7500 concittadini (il dato è ripreso direttamente dal sito di Debonis), attratti dalle tante opportunità di lavoro emiliane, regione gestita dal politico di cui sopra. Tanto è vero che si è venuto a creare un gemellaggio tra Irsina e Sassuolo, proprio a suggello della folta comunità irsinese presente nella cittadina della provincia modenese. 

Alcune domande si impongono: gli irsinesi sono contenti di espatriare per lavorare? È questo il modello di futuro che il PD e de Bonis vorrebbero per Irsina e il Sud? Il mondialismo piddino prevede che i ricchi siano sempre più ricchi mentre gli altri devono girare il mondo per sbarcare il lunario? Come vedono i cittadini di Sassuolo gli irsinesi che vanno a lavorare in Emilia? Come dei servi da sfruttare? Dove pagano le tasse i lavoratori irsinesi? Come mai quelle tasse si vorrebbe che rimanessero con la autonomia differenziata in Emilia pur essendo calcolate su ricchezza creata da irsinesi? Il sud è considerato un luogo ove il nord può venire per prendere quello che gli serve? Dal petrolio alle persone, dall’energia verde alle materie prime alimentari, ovviamente pagandole una inezia? Il profitto e i padroni stanno solo al nord al riparo della politica del PD? Ma quello che più conta: la identità di questa gente come si esprimerà? O dobbiamo divenire tutti mangiatori di hamburger e grilli fritti? 

I lucani in genere sono pochi ma sono un miracolo culturale: pur in un mondo in rapido degrado conservano mitezza e semplicità ineguagliabili che si traducono in garbato orgoglio per le proprie tradizioni e laboriosità, tenacia e parsimonia con tassi di criminalità vicino allo zero. Questa gente è forse la migliore d’Italia e non andrebbe inquinata con l’accostamento a modelli  di vita segnati da ambizioni smodate come nelle genti nordiche o la corruzione tipica di tutto quello che ruota attorno al settore pubblico.  

Il PD sa rispondere a tutto questo o pensa che i lucani e gli irsinesi non sono altro che dei numeri fiscali? Il de Bonis che è lucano si è accorto del compito umano e storico che si assunto rappresentando nelle Istituzioni la Lucania?

È evidente che esiste un rapporto sbilanciato in favore di una sudditanza di Irsina, nei confronti di Sassuolo. 

Bene fa De Bonis a ribadire che sarebbe giusto quantomeno ringraziare tutti quei suoi conterranei operosi che hanno contribuito alla ricchezza della regione Emilia-Romagna. Ma è molto poco, se non offensivo.

Certamente non fa bene limitarsi ad elencare le problematiche endogene del territorio, come il caso di Stellantis, o del sistema sanitario, attribuendo le colpe al passato. Bisogna ripensare alle politiche attuali, adatte se non a sovvertire il rapporto con la città modenese, quanto meno ad invertire la tendenza di flusso migratorio della città di Irsina. Non serve realizzare infrastrutture se poi il territorio si svuota. Serve dapprima rispettare e favorire la nascita della cultura d’impresa che miri a sviluppare le attrattive verso la bella cittadina che confina con la Puglia, e che geograficamente è vicina a Matera e potrebbe sfruttarne i collegamenti. 

Tra le tante opportunità turistiche da vedere, Irsina ha pure una statua raffigurante Sant’Eufemia, realizzata in pieno Rinascimento da Andrea Mantegna; senza voler parlare della mitica cucina locale, del profumo dei caminetti accesi, dei caciocavalli, tutte cose che stanno attirando decine di famiglie d’oltr’Alpe a acquistare casa ad Irsina e viverci a lungo. 

Quel Rinascimento del Mezzogiorno che servirebbe a tutto il Sud non certo ad attrarre i gruppi industriali o addirittura le multinazionali sul proprio territorio che sarebbero un disastro sotto ogni punto di vista (come il fallimento del caso Fiat di Melfi testimonia). Ma a riqualificare le risorse territoriali, che servirebbero a creare ricchezza, piuttosto che a regalare ricchezza ad altri.

Giuseppe Romito