Quando l’angoscia fa politica

Sempre cercando un filo logico (impossibile?) in quello che è successo recentemente e in quello che sta succedendo, proviamo assieme a elencare fatti conclamati e le reazioni conseguenti.

Penso che concordiamo tutti, si vax e no vax, complottisti e allineati, istituzionalisti e ribelli, che i tre anni passati ci hanno messo alla prova tutti. Le categorie opposte elencate sopra testimoniano la reazione diversa che abbiamo provato sotto lo stress di un cambiamento improvviso, l’annullamento delle nostre abitudini.

Ora, alla luce di fatti emergenti sempre più evidenti, molti di noi non saranno più così sicuri di appartenere all’una o l’altra categoria ma non è questo il merito. Quello che voglio evidenziare è il nostro comportamento di adesso.

Le migliaia di chat sorte durante la pandemia e i relativi lockdown, denunciavano un’ansia e un’angoscia che pervadeva i più che cercavano conforto in queste comunità virtuali e che si differenziavano con sfumature ma con la voglia comune di condividere le paure, ribellioni, frustrazioni.

Alcune chat contavano centinaia, migliaia d’individui che s’imbrancavano in questi consessi virtuali cercando il conforto di chi la pensava come loro. Spesso, il malcapitato che cadeva nella chat sbagliata in cui non era conforme all’omologazione, rischiava di essere lapidato (sempre virtualmente, fortunatamente).

Ora che la tensione si è abbassata, una certa normalità è ritornata (ma, come ci avevano avvisato, i più accorti si saranno resi conto che “tutto non è più come prima”) anche le chat si sono svuotate, i novelli partiti e gruppi rivoluzionari sopravvivono boccheggiando con pochi impegnati convinti.

Questo esperimento sociale, voluto o spontaneo che sia, ha evidenziato che il nostro senso di solidarietà, senso sociale, impegno politico e, soprattutto, la nostra reattività è direttamente proporzionale all’ansia che ci pervade.

Questo fatto evidente ha dato delle certezze a chi gestisce le masse e alla politica in genere e cioè che alla popolazione non interessa prevedere e prevenire ma vuole affidarsi a sicurezze, vere o false che siano, che vengono ripetutamente annunciate senza alcuna realistica prova; direi che i film americani ci hanno abituato anche a questo: “andrà tutto bene!” anche quando c’è la certezza della morte di uno dei protagonisti.

Ora lo stress avviene sempre più con frequenze ravvicinate, come una sauna finlandese in cui gli sbalzi termici aumentano per temprare il fisico. Dopo il virus, la sensazione che l’incubo sia finito… ma no, c’è la guerra, ci vogliono invadere. Poi c’è la siccità ma poco dopo cominciano le pioggerelle che c’illudono, ma poi diventano un’alluvione e poi le recriminazioni: la Regione era stata avvertita, si poteva e si doveva prevedere, poca prevenzione, nessuna previsione e molta improvvisazione. Ora molti dormienti ritornano leoni imbelviti e accusano con forza i responsabili mentre prima al massimo segnalavano debolmente o snobbavano i pochi che avvertivano.

Ed ecco ancora una volta l’amperometro dell’angoscia e dell’impegno sociale e politico s’impenna per poi scemare a breve sperando in una elemosina dall’Europa che pagheremo, ancora, a caro prezzo.

I politici di carriera dicono e diranno tutto e il contrario di tutto senza un minimo di vergogna e saranno ancora rieletti alle prossime elezioni perché, nonostante tutto, dicono delle enormi falsità ma in modo credibile.

E poi c’è l’OMS che ci ha avvertito che a breve ci sarà una nuova pandemia con un virus ancora più letale… ed ecco che vivremo i pochi mesi estivi con l’angoscia di un autunno tremendo che certo lo sarà, perché anche stavolta non saremo preparati, non ci sarà ancora un piano per l’emergenza pandemica e tutti (forse stavolta meno) obbediranno a qualsiasi invenzione del guru nominato di turno.

Ma una emergenza ci sarà davvero, anzi, c’è già. Ci saranno milioni di famiglie senza lavoro, ancora più giovani disoccupati e genitori angosciati, ancora più suicidi che cadranno nell’oblio perché è meglio non vedere, non capire, non pensare.

E la storia si ripeterà all’infinito dimostrando, tra le altre cose, che la prevenzione, la previsione, un disegno per il futuro, di fatto, non interessa a nessuno e loro lo sanno.

Massimo Gardelli