Berlusconi e la fine di un’epoca

Quindi è finita l’era Berlusconi. L’era in cui un giovane di belle speranze e grande talento poteva mettere assieme un impero di primissima grandezza; l’era in cui la difesa della libertà non era principalmente la difesa delle multinazionali e delle grandi banche; l’era in cui esisteva una sinistra e una destra ben distinte… è finito tutto come è finita la speranza che qualcuno, un superuomo venuto dal nord vincente, potesse rimettere le cose a posto.  

In realtà è da parecchio che quell’era è finita; potremmo individuare nell’ultimo governo proprio di Berlusconi il momento in cui si passa dall’era in cui la politica italiana aveva (o pensava di poter avere) ancora uno spazio di manovra a quella attuale dove tutto viene deciso altrove senza che questo altrove si sappia dov’è o chi sia. Se stavamo male e speravamo in qualcosa, adesso stiamo peggio e senza speranza. Quindi il bilancio della sua era è stato negativo e la fiducia che milioni di italiani hanno riposto in lui e nel funzionamento della democrazia non è stata ripagata. Il successo in affari faceva presagire e sperare in un uguale successo in politica e invece ha guidato l’Italia ad un ingresso soft proprio in quel sistema mondialista e sovranazionale voluto dalle sinistre per ragioni oscure a tutti noi e forse agli stessi politici di sinistra.

La sua combattività, la sua tenacia, la sua simpatia, la sua forza, il suo talento, impareggiabili non hanno fatto il miracolo anzi il vento del nord, la Milano da bere, che doveva guidare l’Italia verso traguardi inimmaginabili ha cozzato contro invisibili macchinazioni estere e delle sinistre e ci ritroviamo in guerra senza un perché, debito pubblico moltiplicato e in crescita, invasione di disperati, classe politica incapace senza eccezioni note, sistema elettorale da dittatura sudamericana, privi di una nostra moneta e quindi senza un nostro tasso di interesse e di cambio, la salute cagionevole esposta a malattie esotiche e vaccini hightech con componenti segreti e alle volte mortali, l’ambiente senza una bussola, le nostre migliori aziende cedute per una manciata di lenticchie, e anche la nostra intelligenza presto sarà sostituita da quella artificiale che, promettono, è molto migliore. E con i due schieramenti contrapposti che sembrano uno fotocopia dell’altro! cioè siamo senza alternative. In tutto questo il Sud non ha avuto alcun ruolo e considerazione con il risultato che il disastro del nord è divenuto il disastro di tutti. È questo che voleva il pur grande Berlusca? Certamente no; si è trovato a combattere contro forze ben più grandi e, quello che più conta, senza una idea certa e forte di un modello e di un obiettivo proprio e diverso da quello dei nostri competitor.

Va anche ricordato che la sua discesa in campo fu favorita in modo determinante dal silenzioso lavoro di un grandissimo pugliese, Pinuccio Tatarella, che meritò la massima fiducia dell’allora Presidente del Consiglio Berlusconi che lo volle suo Vicepresidente e anche Ministro delle Poste e Telecomunicazioni incarico vitale per la Mediaset. L’intera impalcatura della destra che stava nascendo (che si chiamò “Polo delle libertà”) e lo “sdoganamento del MSI” furono opera di Tatarella in tandem con Berlusconi e Bossi. Nessuno se ne ricorda anche se la coalizione di destra è sostanzialmente ancora la stessa. Progetto che avrebbe garantito la presenza significativa del Sud attraverso Alleanza Nazionale nel Polo che si apprestava a governare. Tempi lontani e formule politiche che, anche per la sopravvenuta scomparsa di Tatarella, non hanno potuto fermare il precipitare degli eventi; formule politiche che ormai accusano la propria vetustà senza che vi sia una nuova classe dirigente con idee nuove che -come fece Tatarella all’epoca- sappia interpretare il momento e rappresentarlo. Quindi andiamo avanti senza stella polare ormai da anni e la dipartita di Berlusconi -imprevedibile come ogni sua esternazione- rappresenta in modo chiarissimo la chiusura di quell’epoca e il salto nel buio che stiamo facendo.  

Canio Trione