Amerigo Vespucci, eccellenza italiana. Orgoglio meridionale

Quindi l’Amerigo Vespucci è partita per un giro attorno al mondo. I media si sono scatenati per rappresentare l’evento. Ma quella nave non è la punta di diamante della nostra marina militare? Se si, dovrebbe solcare i mari ininterrottamente invece si parla di questa partenza come di un evento eccezionale. Pochi ci ricordano che quello che è l’orgoglio della nostra marina (una “eccellenza” si dice adesso) in realtà è il prodotto delle maestranze meridionali che esercitavano in Campania e che avevano imparato quei mestieri grazie ai Borbone e alla loro Marina. Ancora più pochi hanno ricordato che nel 1931 quando fu varata si era in pieno fascismo e che quella fu una delle opere di quel regime (nel senso che fu voluta dal suo capo) pur essendo una nave del Sud come lo erano state quelle della marina borbonica. Ancor meno sono stati quelli che hanno raccontato che il recente restauro radicale reso necessario dal decorrere del tempo è stato realizzato al nord (non certo a mano -da veri e propri artisti del legno come invece la nave è stata costruita- ma con largo impiego di macchine) e non al sud che ha perso gran parte di quelle competenze per via del saccheggio di braccia e menti indotte ad emigrare per l’arricchimento e civilizzazione di altre parti del mondo. Nessuno ha neanche pensato che quella nave sia stata pensata, voluta, finanziata ed entusiasticamente costruita non certo per rappresentare il made in Italy ma per mostrare in un momento estremamente buio la nostra grandezza e potenzialità che ancora oggi si apprezza appieno. A nessuno è venuto in mente che in quel periodo l’intero pianeta (e specie le super potenze di allora e di oggi) era in preda alla peggiore crisi economico-finanziaria della Storia! e mentre gli ex  multimilionari americani e di ogni dove bivaccavano nei giardinetti, in Italia si pensava ed operava in grande. Qualcuno ha accostato l’Amerigo Vespucci alle Frecce Tricolori e certamente il popolo rimane incantato alla stessa maniera da queste due rappresentazioni del nostro orgoglio. Ma quella nave è veramente unica ed è veramente fatta dalle mani di veri italiani (e cioè i meridionali) mentre le frecce non sono uniche al mondo e, al di la della impareggiabile bravura degli equipaggi, sono tecnologia. Alcuni nostri lettori ci hanno chiesto il perché sia partita da Genova e non da Napoli; in molti vorrebbero anche sapere che fine ha fatto la gemella (perché va ricordato che all’epoca si decise di farne nientemeno che due e non solo una forse per dare sia lustro al regime, che lavoro alle maestranze) e perché non si vede e celebra mai; ancor più difficile è spiegare come mai quella barca ha le vele ed è nave scuola della marina militare (scuola di navigazione a vela?) che, modernamente, non consuma carburanti…. In ogni caso anche in questa occasione il Sud è sempre meno citato e celebrato per non dire obnubliato come il temuto fascismo; forse perché la Storia viene scritta ogni giorno secondo le idee del dominatore pro tempore. Certo è che quella nave è un pezzo dell’Italia di una volta che, come allora, affronta arditamente i mari consapevole del fatto che, nonostante le ingiurie del tempo e della politica, non siamo secondi a nessuno.Canio Trione