Danze orientali dal fascino pugliese

“Conta perduto il giorno senza danza”, affermava il celebre filosofo Nietzsche, ammirato da questa antichissima arte, simbolo di un impulso dionisiaco. Quali motivazioni spingono l’essere umano al movimento sinuoso e sublime del proprio fisico? Si tratta di un impulso mistico dell’anima a comporre una sorta di poesia passionale del corpo, espressione di emozioni e sentimenti, dettati dalle onde musicali. «Bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella danzante»: percepire il desiderio di espressione del proprio corpo e del proprio io, per riprendere una famosa citazione dello stesso filosofo.

Rivelazione sensuale e vitale del fascino femminile, la danza orientale, una delle più antiche del mondo, ma anche irresistibilmente moderna, si traduce come un felice inno alla vita, dai poteri arcaici e curativi. Attraverso questa danza, le donne hanno da sempre migliorato le loro qualità fisiche e psichiche e ritrovato la propria femminilità atavica. Numerosi sono i benefici che essa dona, dalla cura di patologie legate alla zona perineale, alla depressione, frigidità, infertilità e altri disturbi. In origine, infatti, era una danza eseguita esclusivamente dalle donne e gli uomini non potevano assistere alle loro esibizioni. Le movenze, con movimenti ondulatori e rotatori, riprendono le sembianze sia del parto, rituale legato alla maternità, nell’utero della Madre Terra, che di un atto d’amore.

La storia della danza affonda le sue origini recondite e ancestrali nei culti religiosi, nelle antichissime tradizioni popolari e nelle cosmogonie di molti popoli. Testimonianze remote narrano che la danza orientale vide i suoi albori nei rituali di fertilità legati al culto della Dea Madre Terra, un rito diffuso nell’antica Mesopotamia, una regione che comprendeva l’attuale Iraq, il Kuwait e parte dell’Iran, della Turchia e della Siria. Il più antico prototipo di Grande Madre è Ishtar, dea babilonese dell’amore e della sensualità, ma anche della guerra. Decisa a riscattare la morte del suo sposo, Tammuz, cercò di introdursi nel mondo dei morti, cimentandosi in una danza chiamata “danza dei sette veli”, o “danza di benvenuto”, che le fece attraversare sette cancelli, lasciando ad ogni cancello un suo velo, fino a restare completamente nuda. La riunione con il suo sposo venne festeggiata, ogni anno, a primavera, a simbolo della rinascita della natura. La “danza dei sette veli” simboleggia, dunque, la perdita degli aspetti negativi e l’esaltazione di quelli positivi, nell’ottica del riscatto.

Il ventre, di fatto, è il simbolo di leggende che narrano le origini dell’Universo, capace di congiungere umanità e divinità. Tale misteriosa pratica femminile, che risulta essere antecedente persino agli harem, ha lasciato numerose tracce, successivamente, nell’arte visiva e plastica, nella mitologia, nella letteratura e, non ultima, in quella cinematografica.

In particolare, la danza del ventre fu conosciuta dagli europei solo nel XIX secolo, attraverso i resoconti ammalianti e seducenti di avventurieri e soldati francesi, al seguito delle truppe napoleoniche, nella campagna d’Egitto, a partire dal 1798. Al Cairo, i soldati dell’armata napoleonica videro per la prima volta le ghawazee, dall’arabo ghawa, che significa “invasori dei cuori”. Esse erano delle zingare, appartenenti a tribù berbere, le quali attorniarono gli accampamenti francesi, offrendo ai soldati esibizioni conturbanti di danza del ventre, dai movimenti sinuosi e frenetici del ventre, del bacino e del torso.

Tale danza dal fascino ipnotico, incantevole e soavemente erotica agli occhi degli spettatori occidentali, divenne infatti subito fulcro di ispirazioni per molti scrittori e pittori orientalisti, nel periodo romantico, profondamente attratti dallo spiccato gusto dell’esotico. A tal proposito, va sottolineato che l’espressione in uso corrente oggi, “danza del ventre”, deriva proprio dalla locuzione coloniale francese “danse du ventre”, dalla quale la lingua italiana ne ha tratto la traduzione.

In un’atmosfera aurorale di rinascita, in libertà di movimento, danzatrici orientali e danzatrici del ventre dell’associazione “Le ali di Iside”, accademia di danza medio orientale di Bari, di diversi livelli, si esibiranno presso la Casa della cultura “Rocco Dicillo” di Triggiano, il 9 luglio 2023, dalle ore 20:30, mettendo in scena lo spettacolo “Huriya, libere di danzare”, coordinato dalla Maestra Marilena De Letteriis, insegnante, danzatrice e coreografa, pioniera della danza Medio-orientale nel capoluogo pugliese. Marilena De Letteriis è autrice, inoltre, di due libri dedicati alla danza orientale, sua grande passione di vita, dal titolo: “Isis dream. La danza del ventre come linguaggio del corpo e dello spirito” (2012) e “Danzando sulle ali di Iside. Tecnica e teoria della danza del ventre” (2013), editi da “IlmioLibro”.

              Vincenzo Legrottaglie

Fotografie

Danzatrici orientali e danzatrici del ventre dell’associazione “Le ali di Iside” di Bari.