Rendere buona la Terra

“Trasi munnizza e esci oro”. Questa frase, diventata un’icona verbale dell’ecomafia, sintetizza efficacemente il business dei rifiuti. Il traffico illecito dei rifiuti è stata l’attività prediletta di alcuni sodalizi criminali per i cospicui guadagni e per il bassissimo livello di rischio. Montagne di soldi e un danno ambientale immane.

Nel covo di Bernando Provenzano fu trovato un pizzino relativo alla gestione di una discarica… Risulta chiaro che la criminalità organizzata vede nell’ambiente una fonte inesauribile di business.

Anni fa, nel corso di una perquisizione di polizia giudiziaria a carico di alcuni esponenti di un clan camorrista fu trovata la documentazione per la creazione di una società di recupero ambientale. In pratica, i camorristi e i loro alleati dei colletti bianchi, da un lato inquinavano, dall’altro volevano accaparrarsi i fondi delle bonifiche.

Con questi presupposti, appare evidente, quindi, l’importanza dell’opera del Commissario Unico per le bonifiche diretto dal Generale di Brigata dei Carabinieri Giuseppe Vadalà che, nel 2017, fu nominato dal Consiglio dei Ministri a Commissario Straordinario per la bonifica dei siti di discarica, attribuendogli il compito e il potere di realizzare gli interventi necessari per l’adeguamento delle discariche rimanenti alla normativa.

L’azione del Commissario è volta al raggiungimento di cinque finalità principali, collegate alle tre dimensioni della sostenibilità – ambientale, sociale ed economica – e ai 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) dell’Agenda 2030 ONU:

1)    Ripristinare la salubrità del sottosuolo e degli ecosistemi evitando sversamenti e contaminazioni;

2)    Garantire la sicurezza ambientale e idrogeologica dei siti e permetterne il riutilizzo senza rischi per l’ambiente e i cittadini;

3)    Garantire la sicurezza alimentare tutelando le coltivazioni nei pressi di discariche abusive e aree da bonificare;

4)    Proteggere la salute pubblica consentendo alle generazioni future di vivere in un ambiente salubre e sicuro;

5)    Ridurre la sanzione economica dell’Italia garantendo un uso delle risorse comuni rivolto ai bisogni dei cittadini.

Il primo Bilancio Sociale del Commissario Unico alle Bonifiche relativo al 2017-2022 narra storie e numeri da capogiro e si snoda in grafiche, schede, linee d’azione, obiettivi e numeri che illustrano in modo chiaro e immediatamente comprensibile il modus operandi.

Dati aggiornati al 2020, in Italia i siti contaminati da sostanze quali amianto, diossine, idrocarburi, pesticidi, PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono 31.686, di cui 31.645 di competenza regionale e 42 di competenza nazionale (Siti di interesse nazionale). Le superfici contaminate ammontano a 237.136 ettari, distribuiti in tutte le regioni italiane, sebbene il fenomeno tenda a polarizzarsi tra Nord (152.586 ettari) e Mezzogiorno (64.716 ettari).

Sempre con riferimento all’anno 2020, in tutte le regioni italiane (ad esclusione della provincia autonoma di Bolzano e del Molise) sono stati identificati 42 Siti di interesse nazionale per un’estensione di 171.211 ettari di superficie terrestre contaminata. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di aree che risentono degli impatti di attività industriali e minerarie preesistenti o tuttora attive. Rispetto al 2019, è stato individuato, anche se non ancora perimetrato, un nuovo Sito nella regione Campania, denominato “Area vasta di Giugliano”.

I Siti di Interesse Nazionale si concentrano nel Nord con 20 siti e 116.234 ettari di superfici contaminate e nel Mezzogiorno con 17 siti e 45.509 ettari di superfici contaminate, tra cui spiccano per estensione il sito di Casale Monferrato (73.895 ettari) in Piemonte, quello di Cengio e Saliceto (22.249 ettari) in Liguria e quello del distretto minerario del Sulcis Iglesiente-Guspinese (19.751 ettari) in Sardegna.

Per sito di interesse nazionale (DIN) si intende un’area connotata da particolare complessità e specifiche problematiche ambientali e/o sanitarie, individuata con decreto del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (MASE) d’intesa con le Regioni interessate.

«L’etimologia del termine – si legge nel Bilancio sociale – risale al latino medievale “bonificare”, composto da bonus, cioè buono e dalla radice di facĕre «fare bene». Nel complesso possiamo, quindi, tradurre l’opera del bonificare come “rendere buono”». L’augurio è che presto la nostra terra violentata, umiliata, violata possa ritornare ad essere “buona”.

Ciro Troiano