Il lupo e la Presidente vendicativa

La Presidente  della Commissione UE, Ursula von der Leyen, non dimentica e non perdona i lupi. Non li perdona in memoria del proprio pony Dolly predato da uno dei lupi del branco di Burgdorf in Bassa Sassonia. Dopo la predazione, avvenuta alla fine dello scorso anno, la von der Leyen aveva chiesto ed ottenuto che l’amministrazione della Regione di Hannover abbattesse il lupo reo e l’amministrazione regionale ha ubbidito. Solo che la le battute di caccia al lupo sono state interrotte a causa della protesta degli animalisti. Ma ad aprile scorso nel sito internet del ministero dell’Ambiente, della energia e della protezione del clima della Bassa Sassonia è stato pubblicato un elenco di lupi «trovati morti» in Bassa Sassonia e di cui era stata autorizzata la caccia perché troppo aggressivi e pericolosi per l’uomo. Tra i lupi trovati morti per cause non precisate, c’era anche il responsabile della predazione di Dolly, GW950m, capo del branco di Burgdorf.

Il piatto servito freddo

Ma, come si suol dire, la vendetta è un piatto che si serve freddo. Ed ecco che ieri la Commissione UE ha diramato un comunicato stampa con cui fa appello agli Stati membri affinché utilizzino le deroghe al divieto di prelievo del lupo (Canis lupus) pure previste dalla direttiva “Habitat”. La Presidente della Commissione UE ha dichiarato che «la concentrazione di branchi di lupi in alcune regioni europee è diventata un pericolo reale per il bestiame e potenzialmente anche per gli esseri umani. Esorto le autorità locali e nazionali a intervenire ove necessario. In effetti, l’attuale legislazione dell’UE consente già di farlo». Il pericolo potenziale per gli esseri umani sembra essere eccessivo ma serve all’urgenza. «La Commissione – è scritto nel comunicato – invita oggi le comunità locali, gli scienziati e tutte le parti interessate a presentare entro il 22 settembre 2023 dati aggiornati sulla popolazione di lupi e sul loro impatto. Sono invitati a utilizzare il seguente indirizzo e-mail (attivo da questo pomeriggio): EC-WOLF-DATA-COLLECTION@ec.europa.eu.». La Commissione, evidentemente anche sulla spinta delle organizzazioni di allevatori di bestiame, cerca di mettere a punto un quadro di informazioni tale da consentire l’utilizzazione delle deroghe alla tutela del lupo.

La situazione italiana

Tuttavia la situazione italiana relativa all’impatto del lupo sul patrimonio zootecnico non sembrerebbe così drammatica. I dati sono contenuti nella “Stima dell’impatto delle predazioni da lupo in Italia” di cui ci siamo occupati qui. Nel periodo 2015-2019, scrive ISPRA «in Italia le aziende colpite con capi bovini sono risultate in media ogni anno 526,8 (± 99,5 SD – SD = deviazione standard statistica ossia margine di errore statistico n.d.r. –), pari allo 0,33% di tutte quelle presenti sul territorio nazionale. Le aziende ovicaprine che hanno subìto danni sono state in media ogni anno 1.008,6 (± 194,8 SD), pari allo 0,7% del totale delle aziende ovicaprine registrate in BDN (Banca dati nazionale dell’anagrafe zootecnica n.d.r.) a livello nazionale. Il numero di aziende vittime di danni da lupo ha subito un sensibile aumento nel corso del periodo di studio. Per gli allevamenti bovini tale cifra è passata dai 431 del 2015 ai 638 del 2019, con un aumento del 48% delle aziende danneggiate nell’arco di 5 anni […]. In modo analogo, il numero di allevamenti ovicaprini che abbiano subito almeno un evento di predazione è passato dagli 883 del 2015 ai 1.259 del 2019, con un aumento del 42,5% durante il periodo preso in analisi».

Il rapporto Uomo-grandi carnivori

Insomma, la von der Leyen, in una sorta di conflitto emozionale di interesse, l’ha giurata ai lupi e spinge sull’acceleratore perché gli Stati membri utilizzino le deroghe per gli abbattimenti. Ma i dati non sono sufficienti per un passo del genere, come dimostrato anche dal fatto che l’aggiornamento del Piano nazionale italiano di gestione del lupo non riesce ancora ad essere approvato in sede di Conferenza Stato-Regioni. Le pressioni delle associazioni di cacciatori e di allevatori per “sparare al lupo” non hanno fatto breccia. Quel che è certo è che il rapporto tra Uomo e grandi carnivori (orsi e lupi in particolare) si sta deteriorando e la capacità della pubblica amministrazione di trovare forme di convivenza e di gestione dinamica delle situazioni è minima. D’altra parte non hanno aiutato e non aiutano progetti di reintroduzione non ben valutati e che oggi producono situazioni anche letali per l’uomo come avvenuto in Trentino con l’orsa Jj4.

Fabio Modesti (www.fabiomodesti.it)