Candide, da personaggio singolo a emblema dell’intero Occidente

Possiamo dire che, a molta distanza dai tempi di Voltaire, tanti Occidentali abbiano rinunciato all’ottimismo (meno raffinato di quello Leibniziano) di “Pangloss” e che oggi sia difficile che, dalle nostre parti, qualcuno dica che “al mondo tutto va per il meglio nel migliore dei modi possibili”.

Oggi Voltaire dovrebbe scrivere un’opera a composizione “corale”: con la presenza, cioè, di molte più parti in commedia.

Il drammaturgo dovrebbe tenere conto anche di chi, come Federico Rampini, attribuisce la responsabilità del “suicidio” dell’Occidente (definito “grande civiltà”) ai denigratori dei suoi più alti e nobili valori (democrazia, rispetto dei diritti umani, libertà, giustizia).

Non dovrebbero mancare personaggi più cinici che sostengano nella “piece” che per vivere meglio è sempre necessario trovarsi un nemico da combattere, visto che i fanatismi di ogni genere imperanti, nella società occidentale, lo sospingono a ciò.

A mio parere, però, le cose stanno in maniera diversa: nella nostra cosiddetta “civiltà” è la stessa possibilità del rapporto tra esseri umani a essere venuta meno e non può costruirsi un “dramma” senza un dialogo fondato sul raziocinio: mission impossible anche per Voltaire.

L’essere umano, infatti, pur essendo dotato, dalla nascita, di quest’ultimo, è divenuto progressivamente sempre più soggetto a pulsioni emotive spesso determinanti per i suoi divisamenti e comportamenti; che non possono, pertanto, non ritenersi illogici.

In altre parole, la prevalenza dell’elemento passionale su quello razionale non è priva di conseguenze sulla vita individuale e collettiva degli esseri umani.

In Italia, ad esempio, due partiti un tempo decisamente ostili, l’uno all’altro, sull’originario piano ideologico,  come quello di Giorgia Meloni e quello di Elly Schlein, in virtù di misteriosi, sotterranei e mai chiariti interventi, sono divenuti entrambi seguaci della politica atlantista, nei rapporti internazionali, e, con poche varianti, “pauperistici” alla maniera dei “democratici” statunitensi, in quelli interni senza che ciò abbia ragionevolmente influito a modificare il proprio atteggiamento per un dialogo nell’interesse del Paese. Ed è verosimile che ciò dipenda dal fatto che “i credenti fanatici” delle rispettive originarie ideologie, avendo perso l’abitudine di pensare, non si siano neppure accorti del cambiamento intervenuto nella realtà, (provocato, con astuzie e inganni, dalle segrete armi di convincimento dei “servizi” anglo-americani).

In verità, un tentativo di azione comune è stato fatto per arginare il fenomeno perverso del “femminicidio” che in Italia e nell’intero Occidente ha assunto proporzioni allarmanti.

Si è deciso di scendere in piazza “contro il patriarcato”, senza una chiara cognizione del problema.

Il patriarcato, infatti, invalso nella preistoria, è certamente all’origine della prevalenza e della prepotenza del maschio nella società, ma contenerlo senza darsi carico di individuare le aggiunte gravi, sessuofobiche e deleterie dei tre monoteismi mediorientali in epoca storica significa fare un buco nell’acqua. 

Un laico è profondamente convinto che la donna non sia stata creata da alcun Dio (rubando, senza alcun bisogno, data la sua onnipotenza, una costola ad Adamo) e che rappresenti, invece, il risultato di procedimenti di creazione vitale per così dire “meccanicistici” del tutto simili a quelli maschili e del mondo animale ma i religiosi le dicono una cosa diversa.

Il laico sa, pure, e ne fa una regola di vita, che lo scopo di ogni essere umano, maschio o femmina che sia, è quello di vivere al meglio, senza far danno ad altri (neminem laedere) il tempo dell’esistenza terrena e che, in conseguenza, può usare il proprio corpo al meglio, ma per la donna che “crede” è difficile rifiutare quel ruolo di “Mucca prolifica” che è utile a sacerdoti per ingrossare l’esercito dei “fedeli”.

Il suo diritto al piacere sessuale, del tutto conforme a natura (contro natura sono solo le aberrazioni mentali, in fatto di sesso, dei religiosi e dei bigotti laici, purtroppo anch’essi esistenti) deve essere soddisfatto nel modo da lei ritenuto più proficuo, senza limiti alla masturbazione e a ogni immaginabile pratica sessuale.

Non v’è alcun lume di logica nell’idea che mentre nel mondo degli animali e in quello delle piante il sesso continui, con buona evidenza, a seguire le sue regole naturali e intrinseche (con la sola eccezione degli interventi umani diretti a incrociare le razze e le specie vegetali) nel mondo degli esseri umani lo sconvolgimento dei medesimi, normali e abituali rapporti abbia effetti devastanti per una supposta e non dimostrabile vita futura.

Eppure, dopo la mediorientalizzazione delle nostre terre, i sessuofobi si accanirono in modo estremamente violento: furono bersagliate la vita nei tiasi delle fanciulle che si avviavano in modo dolce alla vita dei sensi e quella dei pueri educati al sesso dall’insegnamento degli adulti reprimendo ferocemente le libere scelte riguardanti il proprio corpo da parte di maschi e femmine.

 

Il motto romano libera matrimonia antiquitus placuit con la conseguente pratica del divorzio cedette il passo alla follia dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale; le pratiche sessuali non tendenti alla procreazione furono bandite, perché non consentivano l’aumento del numero dei fedeli da impegnare nell’eliminazione dalla Terra degli infedeli, i miscredenti, i senza Dio.

La più grande aberrazione fu l’idea che il sesso avesse a che fare qualcosa con l’amore. L’unione definita “amorosa” ed a fine esclusivamente procreativo dei monoteisti e la congiunzione sulla Terra delle anime gemelle che provenivano dall’iperuranio per cercarsi e amarsi secondo la supposizione di Platone fecero, come suol dirsi, una “frittata” risultata più che indigesta venefica per l’umanità che non la rifiutava per mancanza di raziocinio.

La concezione della vita sessuale degli esseri umani (e solo di essi, nel mondo dei viventi) ne uscì stravolta. Pochi ne capivano il perché. Eppure bastava “pensare” con la propria testa, anziché credere a sciamani ignoranti.

Ora, per un laico vero, il sesso ha una duplice funzione perché serve:

1) a dare piacere se praticato in modo auto-erotico con la masturbazione o con il congresso carnale con analoghi organi di altre persone (femminili o maschili, non ha rilevamza);

2) a consentire, se voluta, la procreazione di un essere umano. In tal caso dev’essere praticato tra due individui con organi sessuali di genere diverso (maschile e femminile), così com’è del resto per tutti gli esseri viventi.

In entrambe le funzioni, il sesso, come nelle ipotesi analoghe del mondo animale e vegetale, non ha nulla a che fare con l’amore. E non può dirsi che le bestie non abbiano una loro vita sentimentale (canis docet).

Il concetto di “amore” è molto complesso e attiene alla sfera delle emozioni e della sensibilità: comprende un’ampia varietà di atteggiamenti differenti che vanno dall’affetto, alla dedizione profonda a una persona di cui si desidera intensamente il bene, e in casi ancora più rari e particolari, con cui si desidera convivere.

Certamente, l’affetto inteso come sentimento lega parenti e familiari; come afflato benevolo e premuroso può caratterizzare l’amicizia e il rapporto erotico tenendo sempre ben presente che il desiderio sessuale può essere alimentato, in individui particolari, anche dall’odio e praticato con aggressività e violenza, emozioni del tutto antitetiche all’idea di disponibilità all’intesa affettuosa (femminicidio docet).

Naturalmente, sull’estraneità dell’amore nella vita sessuale non sono d’accordo i credenti nelle religioni e, nello stesso clima di irrazionalità, gli artisti.

La necessità psicologica di uno scambio affettivo è considerata come una sorta di elevazione morale (santificazione) del bisogno fisiologico e materiale della gratificazione sessuale; che per la verità, essendo una pulsione del tutto naturale, non ha alcun bisogno di essere nobilitata.

Anzi, per i monoteisti più incalliti, l’amore è soltanto una condizione necessaria ma non sufficiente per escludere che fornicare sia giudicato dai preti un peccato mortale: la vera giustificazione di un atto così importante dovrebbe ritenersi unicamente la procreazione.

Et de hoc satis: a far considerare gli effetti aberranti, anche sul piano criminale, cui ci ha condotto la prevalenza di una mentalità sessuofobica basta la lettura dei quotidiani e il supplizio che ci infliggono telegiornali e talk show.

L’organizzazione della vita sociale non può essere condizionata dall’ignoranza crassa della vita sessuale nella sua vera e non artefatta essenza e dall’irrazionalità dei comportamenti conseguenti.

La Storia dell’umanità ci insegna, peraltro, che, in campo filosofico, l’astrattezza illogica rappresenta l’anomalia, mentre la medesima costituisce l’essenza più vera e profonda di tutti i credi religiosi.

Se, di norma (o almeno nella maggioranza dei casi) l’utopia fantasiosa delle religioni riesce a essere temperata dall’uso della logica dei filosofi e degli uomini di pensiero “laico, ciò non avviene se l’incontro è con cattivi maestri che (riveriti se non venerati) intendono il pensiero politico come volto, sotto la maschera del necessario raggiungimento di un’utopia, alla violenza, all’odio ed al rancore per il perseguimento di fini asseriti come nobili e irrinunciabili.

In conclusione: se “Candide” da personaggio singolo è diventato l’emblema dell’intera popolazione Occidentale e se miliardi di creduloni  sono frastornati non solo dalle tradizionali favole mesopotamiche (che un tempo convincevano, sgomentavano e davano illusorie speranze  solo ai carovanieri del deserto, inducendoli a massacrare gli infedeli) ma anche dalle diatribe astratte di filosofi metafisici che elaborano utopie politiche per giustificare genocidi, progrom, gulag e lager e dalle Fake news create e diffuse dai Paesi egemoni dell’egemone Occidente per meglio condurre a termine il cupio dissolvi di una società in preda a una crescente confusione mentale è proprio il caso di dire che ruit hora.

Si scenda pure in piazza contro il patriarcato ma dopo un approfondimento del tema e non per fare inutili schiamazzi.

Luigi Mazzella