Liberi di o liberi da?

In un’epoca storica, come mai prima, in cui si ha tutto a portata di mano, o di click, non resta che scegliere cosa si è liberi di comprare. Di vedere. Di fare.

Si è sempre indaffarati in qualche cosa. Non c’è il tempo per la noia. Né per il tempo libero. Non esiste alcun momento in cui riuscire a fare… il niente.

L’affaccendato, come sostiene Roberto Re, autore del best seller “Leader di te stesso” e fondatore e presidente di HDR Training Group, è lo sfigato del nuovo millennio.

La persona affaccendata “è la persona intrappolata nella mentalità del fare”.

Che molto spesso però non ottiene i risultati sperati.

Sempre al telefono, sempre a lavoro, a rispondere a email. E che non ha tempo per gli amici, per la famiglia… e nemmeno per sé stessa.

L’affaccendato è un po’ come il benestanco.

“Oggi chi vuole avere successo nella vita deve mostrarsi sempre impegnato […] bisogna mostrarsi benestanchi esauriti e felici” scrivono Maura Gancitano e Andrea Colamedici, filosofi e ideatori di Tlon nel loro ultimo libro “Ma chi me lo fa fare”.

Queste due figure sono la conseguenza logica di una società in cui non c’è spazio per l’ozio.

Il tempo libero diventa il tempo degli acquisti. Perennemente di corsa. Ad ottimizzare quei cinque minuti a fine giornata in cui compulsivamente si guardano gli ultimi contenuti sui social per paura di essersi persi qualcosa.

Quando invece l’unica cosa che si sarà persa sarà stata, ancora una volta, la possibilità di “fare il viaggio più lontano, quello dentro se stessi”.

Oscar Wilde d’altronde diceva che il non fare nulla è la cosa più difficile del mondo e anche la più intellettuale.

Ma per fare questo c’è bisogno di cambiare la preposizione davanti alla libertà.

Una forma di libertà più evoluta, “che permetta di essere liberi dai condizionamenti, dai giudizi, dalle influenze sociali, dal consenso esterno e dalle leggi di mercato” come sostiene fermamente Paola Maugeri, fondatrice di Humans in evolution.

E sarà solo allora che ognuno splenderà nella propria unicità.

 

Lucia Ricchitelli