Estremisti e moderati nella democrazia Occidentale

Gli estremismi, meramente politici o politico-religiosi, tra i loro innumerevoli, perversi difetti imperniati su un assolutismo intollerante sul piano intellettuale e su un autoritarismo operativo nell’attività pratica, ne hanno uno, quello dell’immediata riconoscibilità, che offre agli individui laici e raziocinanti la possibilità di evitarli sul piano della partecipazione intellettuale; non ovviamente di subirli, sul piano pratico, perché di dittature fasciste e comuniste e di fasi di opprimenti clericalismi l’Occidente ha offerto, nella sua bimillenaria storia, esempi molto significativi.

Hanno, anche, un’altra pecca negativa che, però, li colpisce con effetto boomerang: i loro leader non conoscono l’arte di lanciare la pietra e di nascondere la mano; come il Golia dei tempi antichi sono orgogliosi di lanciare “ai nemici in fronte il sasso” e si vantano, anche cantando, quando lo fanno. Un caso recente si è verificato in Italia: un’alta autorità ha costretto un treno (denominato Freccia rossa e non nera, omen nomen) a fermarsi all’istante, mentre era lanciato ad alta velocità; e ciò per consentire di scendere all’alto locato passeggero.

Rebus sic stantibus, non è un caso che il gregge popolare preferisca di votare alle urne per le forze cosiddette intermedie (che, molto spesso, si definiscono “moderate”, intendendo dare garanzia di una loro asserita conoscenza dei “limiti”).

In Italia, queste forze sono costituite  dai cattolici che pur dichiarandosi tali, si dicono totalmente “aperti al dialogo” (aggiungasi: “inutile”), perché “liberali” (creando l’ossimoro dei “liberal-cattolici”), dai fascisti per metà che dicono di volere essere equanimi, imparziali e non faziosi, capaci di apprezzare solo le cose buone fatte da Mussolini, dai comunisti  che affermano di seguire non tanto il verbo di Marx quanto quello di Gesù Cristo (sull’uguaglianza di tutti gli abitanti del Pianeta).

Tutte queste forze, messe insieme, non si distanziano se non per più contenuti atteggiamenti concreti, dai “credi” religiosi e politici degli “estremisti” e costituiscono le vere “sabbie mobili” da cui è impossibile salvarsi per un popolo libero e civile.

Esse definiscono “democrazia” (con improntitudine e rubando il termine a una ben diversa, empiristica e razionalistica civiltà, quella ateniese), il sistema di governo che mettono in piedi e poco importa se esso, invece, coagula, in forma temperata ma, alla lunga, non meno esiziale, tutti gli assolutismi religiosi (ebraismo, cristianesimo, e, con buona probabilità. D’ora innanzi: islamismo) e politici (hegelismo di destra e di sinistra) imperanti da secoli in Occidente.

Per dare l’illusione della libertà di scelta dei “sudditi” esse praticano, alternativamente, una politica che, comunque definita, non può muoversi oltre i limiti consentiti, da chi, in Occidente, ha assunto la leadership   della battaglia di tutti gli abitanti di questa parte di globo per il trionfo del Bene sul Male.

Queste forze, al cui vertice giungono persone mansuete e docili, si lasciano dirigere da quei Paesi egemoni, facendo credere ai propri elettori  di fare  scelte autonome; attraverso una rete bene articolata di servizi d’intelligence seguono le direttive di agenzie di “livello superiore”; sul piano economico sono costrette ad accontentarsi delle briciole che organizzazioni internazionali eterodirette concedono loro sulla base di direttive ben precise; sul piano militare sono obbligati a fare le guerre che i consueti Paesi egemoni si determinano a fare.

Ora se è vero (Einstein docet) che la realtà si cambia solo se muta la mentalità che l’ha creata c’è da chiedersi se un tale mutamento di pensiero dominante sia possibile in un Occidente che da duemila anni riesce a rendere sempre soltanto più perverse le sue multi secolari credenze. E’ vero che “voci” anche molto autorevoli di dissenso su singoli aspetti della vita quotidiana ogni tanto si fanno sentire ma, sotto quei dissensi, gratta-gratta, c’è spesso solo un fedele o un fanatico in “libera uscita”. Al rientro in convento o in sezione, tutto frequentemente ritorna come prima! Eppure studiosi seri ritengono che dopo lo sconquasso che l’Occidente sta subendo grazie alle incontenibili manifestazioni di atrocità della barbarie mediorientale, il “credere” dovrebbe nuovamente cedere il passo al “pensare” (come in altri tempi e in altri luoghi). Sarà vero?

Luigi Mazzella