Cento domeniche e il destino di tanti piccoli risparmiatori

Da alcuni giorni è visibile nei nostri cinema un film sui disastri sociali ed economici oltre che psicologici prodotti dalla volatilizzazione dei risparmi italiani connessi alla “risoluzione” di numerose banche. Dopo lo scandalo banco Napoli è come se si fosse creato un modello di prassi nel sistema bancario per il quale le banche più piccole scompaiono dallo scenario senza che al risparmiatore azionista e comproprietario della banca rimanga nulla. Prassi dalla quale rimangono escluse le banche maggiori.

Il film “cento domeniche”, diretto ed interpretato da Antonio Albanese, un siciliano nato e vissuto al nord che non è nuovo a queste tematiche, è di grande interesse, piacevole e coinvolgente ed apre al grande pubblico con un tema che più di altri è fondamentale nella nostra economia.

La nostra Costituzione non poteva dimenticare la necessità di tutelare il risparmio in ogni sua forma; ma dopo un lungo periodo, dopo la fine della seconda guerra in cui il risparmiatore è stato coccolato e profumatamente ripagato dell’impiego del suo gruzzoletto nel mondo finanziario, è invalsa una inconfessabile moda di non retribuito più e poi di non restituire quanto investito cominciando dalle azioni che, si sa, possono legittimamente riservare brutte sorprese.

La cosa ovviamente non riguarda più pochi azionisti magari non abbienti, ma l’intero mondo finanziario perché impatta direttamente su una componente sostanziale dell’intera economia e cioè la fiducia verso le società bancarie e finanziarie. Senza fiducia l’intero comparto non può esistere e quindi o il comparto bancario diviene dipendente dall’estero o dalle istituzioni nazionali o internazionali. Cioè per ricapitalizzarsi o comunque rifornirsi di risparmio nuovo ci si deve rivolgere o a istituzioni finanziarie internazionali o alle banche centrali. È mai possibile che la “risoluzione” di banche come la popolare di Bari o del banco di Napoli in un’area come il Sud Italia non si prevedesse che creasse disaffezione verso questo investimento nel mercato più disposto a risparmiare d’Europa come appunto il Sud? Non era prevedibile che il panico generato da tali “risoluzioni” avrebbe depresso per moltissimi anni le quotazioni delle azioni bancarie lasciandole preda solo dei fondi internazionali? L’assenza della politica significa che non hanno capito niente di quanto sta accadendo o che lo vogliono?

Sono domande che tutti hanno nel proprio retropensiero ma che non hanno trovato un luogo istituzionalmente deputato a discuterne. Alle prossime elezioni dovrebbe essere un tema centrale e invece nulla. Vi sono molte istituzioni deputate alla difesa del risparmio e invece nulla. Esiste la magistratura che potrebbe porsi certe domande e invece nulla.

Dobbiamo accontentarci della ennesima denunzia rappresentata da questo mirabile film. Ma dobbiamo sapere che non esiste futuro per l’Italia se non si risponde alla domanda di certezze e di regole rispettate nell’intero comparto.

Come il Nord colonizzando di fatto il Sud né ha decretato lo svuotamento dì energia, risparmi e persone così sembra che l’intera Italia si stia svuotando di imprese, persone, risparmi, energia a favore non si sa di chi… immolando l’intera Italia sull’altare della nuova universale religione: la mondializzazione.

Canio Trione