Sicurezza in nome di Caponnetto

Il 6 dicembre sarà l’anniversario della scomparsa del giudice Antonino Caponnetto, morto a Firenze nel 2002, e la Fondazione Caponnetto lo ricorderà con un’iniziativa pubblica dedicata alla legalità, trattando il tema della sicurezza e della criminalità di strada a Firenze.

Un’iniziativa che coinvolge i cittadini, i comitati, i commercianti, gli artigiani e “tutti coloro che in questi giorni stanno subendo attacchi quotidiani da parte di gang et similari” precisa Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto.

L’incontro si terrà il 6 dicembre alle 17.30 nella sala capitolare del convento di Santo Spirito a Firenze.

Nei giorni scorsi è stato presentato il nuovo “Indice della criminalità”, uno studio elaborato da “Il Sole24Ore”, su dati forniti dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, relativo ai reati commessi in Italia nel 2022 e nei primi sei mesi del 2023. Emerge chiaramente che la delinquenza predatoria è molto più offensiva rispetto agli ultimi anni, soprattutto in confronto al biennio 2020/2021 quando la pandemia aveva imposto forti restrizioni alla libertà di movimento delle persone.

Seguendo l’andamento del 2023, nell’analisi si legge che “alcune forme di criminalità di strada stanno crescendo più di altre” come i furti con destrezza (+11,2% rispetto al primo semestre del 2022), quelli di auto in sosta (+11,4%), quelli di motocicli (+11,5%), di autovetture (+7,2%), i furti e le rapine nelle case, rispettivamente un +5,6% e un + 7,2%.

Numeri che, chiaramente, fanno crescere il senso di insicurezza nei cittadini.

“Attraverso il dialogo proveremo, come è nella nostra attitudine, a elaborare proposte alle istituzioni locali e nazionali per ricercare insieme soluzioni concrete in grado di arginare e risolvere l’attuale difficile situazione. A livello nazionale visto che i responsabili dei reati continuano imperterriti a commetterli è necessario che alcune norme vengano ritoccate, per far sì che chi commette reati paghi o con delle pene alternative vere e faticose per i casi lievi o con il carcere per i casi più gravi o reiterati” conclude Calleri.

 

Ciro Troiano