L’agricoltura madre di ogni economia

Una delle ingiustizie subite dai nostri agricoltori sta nel fatto che, qualunque siano i costi sopportati nella conduzione della loro azienda, il frutto del loro lavoro non verrà venduto al prezzo stabilito da lui che è il venditore-produttore, ma dall’acquirente. “Se vuoi vendermi i tuoi mandarini devi darmeli al prezzo del Marocco se no li importerò da là” questo è il tema di fondo dell’intero comparto agricolo. Non c’è prodotto che si produca che non debba subire la concorrenza di produttori esotici che hanno costi ben differenti. Lo Stato sa perfettamente tutto ciò ma si guarda bene dal porre in essere una forma di temperamento di tale situazione in ossequio ai principi del libero mercato imposti dai partner nordici che a loro volta sono in perfetta sintonia con le multinazionali che non hanno nessuna considerazione per le conseguenze economiche e sociali del loro comportamento sulle economie nazionali… a loro serve lucrare sempre e sempre di più. Punto. 

Al contrario se vai a comperare un’automobile sarà il venditore-produttore che ti dirà quello che dovrai pagare e se non la vorrai acquistare quella automobile non sarà prodotta affatto a tutto danno della occupazione e dei produttori di materia prima; ma l’industria sarà salva. È la famosa alleanza tra politica e grande impresa senza la quale quella grande impresa non ci sarebbe e quindi possiamo dire che più grande è l’impresa più è assistita dalla politica. A ben guardare questo sistema è stato lasciato crescere proprio per creare questa concorrenza ineguale tra produttori (piccole imprese) e trasformatori-distributori (grandi imprese) a favore di questi ultimi; i commercianti-trasformatori di prodotti agricoli hanno profitti che non ci sarebbero se i prodotti venduti dagli agricoltori avessero prezzi un po’ più remunerativi. Possiamo cioè dire, per rimanere nel comparto agricolo, che tutto l’agroalimentare esiste grazie all’eroismo degli agricoltori costretti a vendere il frutto del loro lavoro ai prezzi scelti dall’acquirente.  

Per fare alcuni esempi ricordiamo che il prezzo del grano pugliese alcuni anni fa, essendo allineato a quello internazionale, era sceso sotto ogni decenza e quindi le associazioni di agricoltori nazionali inventarono la sceneggiata di seguire i camion che trasportavano il grano scaricato nei porti pugliesi per sapere quale trasformatore-acquirente si era macchiato del “crimine” di importare grano sottocosto. Ma non accadde nulla, le Istituzioni non mossero un dito (né potevano farlo secondo la legislazione esistente che nessuno si azzardò a modificare) si rivelò che la sceneggiata delle associazioni degli agricoltori era tale e il prezzo rimase bassissimo; le industrie di trasformazione continuarono a lucrare come sempre sulle docili spalle dei contadini.

Poi, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, il prezzo salì ma le stesse organizzazioni di agricoltori si spesero per contrastare la “ingiustizia” di un prezzo così alto che quindi andava ridotto; cioè si schierarono apertamente a favore degli acquirenti così gli agricoltori non ebbero un minimo di ristoro neanche in seguito a una guerra; quindi gli agricoltori hanno avuto contro anche le loro organizzazioni sia nel primo che nel secondo caso dimostrando che queste ultime sono la longa manus della politica e degli acquirenti. Poi tutti i prezzi (non solo agricoli) cominciarono a salire e financo i pezzi da novanta dell’Europa Unita si sono impensieriti perché i ricchissimi tedeschi erano costretti a pagare un po’ di più i prodotti che una volta acquistavano con una frazione infinitesimale del loro reddito. Subito hanno fatto crescere il costo del danaro a tutto danno delle famiglie e imprese meno ricche tra le quali quelle agricole.  

Sono tutti esempi di come questa concorrenza ineguale tra produttori e acquirenti sia difesa a spada tratta da tutti contro gli agricoltori.  

Così gli agricoltori cercano prodotti nuovi -geneticamente modificati o realizzati senza terra- proprio per raggranellare qualche centesimo in più al chilo senza alcuna considerazione per la salute dei clienti e della collettività; peraltro se non se ne interessa lo Stato che permette la loro commercializzazione e produzione perché dovrebbe interessarsi il singolo coltivatore? Per la nostra collettività è un disastro infinito.  

Oggi dobbiamo sperare che la politica di alti tassi voluta dalla BCE non produca il risultato atteso di riduzione dei prezzi in modo da ristorare almeno parzialmente i contadini da decenni di ristrettezze? Anche a costo di far saltare il sistema industriale e commerciale delle grandi imprese? Oppure, all’inverso, dobbiamo sperare che la riduzione delle vendite sia tale da costringere di nuovo i produttori a svendere i loro prodotti a diretto vantaggio delle industrie e dei loro dipendenti? Per salvare il sistema esistente?  

Il braccio di ferro è terribile e si gioca il futuro della economia globale appesa tra, da una parte, la grandezza di imprese più simili a Ministeri e, dall’altra, la alacrità e parsimonia delle moltitudini di piccole e medie imprese. Certo è, che così com’è la situazione non è sostenibile e, ancora una volta è dall’agricoltura che sembra venire il vento del futuro. Quale che sarà.

Canio Trione