Asili nido. Restano i divari territoriali

Il  report redatto dall’Istat “Offerta di nidi e servizi integrativi per la prima infanzia. Anno educativo 2021/2022” evidenzia che dopo la pandemia ci sia una ripresa dell’offerta dei nidi (+1.780 posti), ma si confermano i divari territoriali in quanto le richieste di iscrizione restano in gran parte insoddisfatte, soprattutto al Mezzogiorno (66,4% nel pubblico, 48,7% nel privato).

Il calo demografico riduce il gap fra bambini e posti nei nidi, la frequenza si avvicina al target europeo fissato per il 2010 (33%) ma resta ampia la distanza rispetto al target per il 2030 (45%).

In relazione al livello nazionale il parametro del 33% di copertura dei posti nei nidi rispetto ai bambini residenti è stato fissato come Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP) da garantire a livello territoriale entro il 2027.

I dati dell’Istat rilevano che, a fronte di un parziale recupero dei servizi relativi ai nidi d’infanzia e alle “sezioni primavera” delle scuole materne, il Sud sia ancora fanalino di coda e lontano dagli obiettivi europei infatti mentre il Centro-Italia e il Nord-est in media hanno una copertura dei posti superiore al 33% dei bambini residenti (36,7% e 36,2%, rispettivamente), il Nord-ovest è prossimo all’obiettivo (31,5%), ma il Sud e le Isole, seppur in miglioramento, sono ancora lontani (16,0% e 16,6% rispettivamente).

Tra le regioni del sud restano ancora al di sotto del 15% Campania (11,7%), Sicilia (13%)e Calabria (14%) mentre la Sardegna con il 32,5% fa registrare il livello più alto.

Il report evidenzia come si stia attenuando, in relazione all’iscrizione alle scuole d’infanzia, il fenomeno della quota di anticipatari sui bambini di 2 anni che diminuisce regolarmente nel tempo (15,6% nel 2014/2015 fino al 13,5% nel 2021/ 2022).

Il calo si evidenzia nel Mezzogiorno ed è un segnale positivo che pone l’attenzione di come, grazie ai contributi statali e al progressivo arricchimento della disponibilità di posti nei servizi educativi anche nelle aree emarginate, le famiglie più fragili possono scegliere per i loro figli percorsi formativi più adatti alla fascia di età dei bambini di 2 anni.

Antonella Cirese