La magistratura si è svegliata?

Un articolo de LaVerità del 24 novembre ci dà lo spunto per le nostre riflessioni. Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu, noto come Montesquieu, fu un grande illuminista, filosofo, giurista, fisico. Il suo ideale liberale? Eccolo: l’Uomo è il tempio di una vita libera, complessa, ricca, dalle multiformi sfaccettature, appassionata, affamata di sapere.

A lui si deve la moderna teoria della separazione dei Poteri dello Stato: legislativo, esecutivo, giudiziario.

E’ nella separazione dei Poteri che lo Stato trova il suo equilibrio e il cittadino le sue garanzie. Solo così l’ideale liberale di Montesquieu, lo stesso ideale che è di tutti noi, può trovare la sua fattibile realizzazione. La separazione dei Poteri è adottata, costituzionalmente, in ogni Stato liberale. Anche nel nostro Stato, in Italia. Ma, se ci avviciniamo, per guardare più da vicino lo scenario italiano, ci accorgiamo che la separazione dei Poteri è più declinata che esercitata: ciascun Potere tende a tracimare verso altri Poteri.

In particolare, tale tendenza coglie il Potere esecutivo e il Potere giudiziario, relegando il Potere legislativo al ruolo di Cenerentola. Tuttavia, c’è una sostanziale differenza fra i tre Poteri. Infatti, mentre i membri del Potere esecutivo e legislativo sono “transitori” perché soggetti al giudizio e all’esito delle elezioni popolari, i membri del Potere giudiziario sono “permanenti”. Cioè, una volta sostenuto un concorso sulle procedure, sono inamovibili. I membri del Potere giudiziario, inoltre, sono titolari della accusa e della sentenza, contemporaneamente.

E, ancora, loro sono titolari della obbligatorietà della azione penale.

E’ scritto che: “L’azione penale è pubblica e il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitarla in conformità della legge, senza poterne sospendere o ritardare l’esercizio per ragioni di convenienza … a nessuno sarà negato o ritardato il diritto o la giustizia”.

Tutto ciò significa che il pubblico ministero ha l’obbligo di indagare ogni volta che venga a conoscenza di una notizia di reato, in qualunque modo abbia acquisito l’informazione. Ciò è ben descritto nell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e negli articoli 112 e 24 della nostra Costituzione.

Mentre, l’art. 73 dell’ordinamento giudiziario recita che “il pubblico ministero veglia alla osservanza delle leggi, alla pronta e regolare amministrazione della giustizia, alla tutela dei diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci (…)”. Già, degli “incapaci”, sostantivo che qui ha un significato molto più ampio della dizione “diversamente abili”. Ma, si capisce bene che, se il pubblico ministero è distratto, allora non sa; allora, non succede nulla.

Colleghiamo, ora, quanto sopra descritto al tragico periodo della pandemia che ha visto l’Italia tutta travolta da moria di PMI, da profonde lacerazioni del tessuto socio economico, da tragedie personali, da sospensioni non retribuite dal lavoro, dall’uso violento del green pass, da ghettizzazioni territoriali, da chiusure forzose, dall’imposizione di un discutibile “diritto collettivo” a danno di ogni diritto individuale sancito in ogni manifesto e trattato. 

Non vogliamo, però, fare di tutt’erba un fascio né suscitare polemiche. Vogliamo solo osservare che si moltiplicano le sentenze contro la legittimità della ritualità dell’obbligo vaccinale e di tutto quello che questo obbligo ha significato per la società civile.

Di che si tratta? Sentenze contro la efficacia del vaccino stesso accusato di tantissimi eventi avversi; sentenze di denuncia di inadempienze degli istituti preposti al controllo dei farmaci; sentenze contro una pubblicità ingannevole; sentenze che denunciano la incompletezza delle sperimentazioni etc.

Ai tribunali sono ricorsi tantissimi cittadini: infermieri, insegnanti, medici,  dipendenti, operai.

Il riconoscimento del danno e il risarcimento sono solo un blando palliativo perché il ricatto, perché di questo si tratta, di subire una iniezione in cambio di una libertà fasulla, ha leso nel profondo la società civile.

L’illegittimità dei DPCM costrittivi sta venendo a galla. A questo va aggiunta la disgustosa tecnica della discriminazione fra i “buoni”, pur costretti a vaccinarsi, e i “cattivi” ribelli a farsi vaccinare e classificati come indegni cittadini. Ormai gli esempi sono innumerevoli.

E’ una pagina buia della Repubblica Italiana.

Quello, però che ci chiediamo, è: dov’era il pubblico ministero? Che ne è stato della sua veglia alla osservanza delle leggi? Che ne è stato della obbligatorietà della azione penale? Forse, non c’erano notizie sufficienti? Dov’era la Consulta di fronte allo scempio del green pass? Dove era la autonomia e l’indipendenza della Magistratura? Come mai queste sentenze arrivano così in ritardo?

Ora, che si fa dei governi del periodo della pandemia? Si archivia tutto? Chissà se questi interrogativi troveranno mai una risposta.

Sembra proprio che il Potere giudiziario, che a gran voce reclama autonomia e indipendenza come in un complotto politico del Potere esecutivo, sia esso stessa schiavo di vincoli autoimposti che violano la sua stessa autonomia e indipendenza.

Oggi, appare che il Potere giudiziario si sia svegliato dal torpore pandemico, almeno nella sua parte di Magistratura giudicante.

Questo turbillon di sentenze contro una “politica sanitaria” incredibile che effetto farà? Da cittadini siamo, molto curiosi.

Antonio Vox