La bellezza dei beni confiscati

«Bisogna fare di tutto per restituire la bellezza dei beni confiscati alla collettività» così don Luigi Ciotti in occasione di “Raccontiamo il bene”, l’incontro Nazionale sul tema dei beni confiscati e sul riutilizzo sociale che si è tenuto a Roma, presso la nuova sede di Libera, il 24 novembre scorso.

La normativa sull’aggressione ai patrimoni mafiosi e sul riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie ha segnato e segna una delle punte più avanzate dell’azione di contrasto dello Stato alle organizzazioni mafiose. Il suo percorso lungo, non senza affanni, fatto di accelerazioni e rallentamenti, criticità e punti di forza, rappresenta una storia rivoluzionaria, che muove i suoi primi passi grazie alla lungimiranza di Pio La Torre e, 13 anni più tardi, a più di un milione di italiani che firmarono la proposta di legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati promossa da Libera.

Segnali di pericolo arrivano da un sempre più evidente “approccio privatistico” al tema del riutilizzo dei beni confiscati, dall’introduzione sempre più frequente nel dibattito pubblico del tema della vendita e della rimodulazione delle misure di prevenzione. Libera parla di una «tendenza alla normalizzazione che ha lasciato fuori il tema della lotta alle mafie dall’agenda politica, riducendo mafie e corruzione a uno dei problemi marginali del Paese».

Raccontiamo il bene è un percorso iniziato lo scorso gennaio, chiamando a raccolta i

soggetti gestori di beni confiscati e la rete associativa e territoriale che ha sostenuto Libera in questi anni. L’obiettivo del percorso «è quello di tutelare lo strumento del riuso sociale attraverso tutte quelle esperienze concrete che ne hanno dimostrato la solidità e la sostenibilità nel tempo; vogliamo far crescere in modo esponenziale le storie di rigenerazione intorno ai beni confiscati, preservando così lo strumento della confisca nel suo senso risarcitorio più profondo», sostiene Libera.

Con questi scenari, Libera ha promosso a Roma un appuntamento nazionale con la partecipazione di associazioni, istituzioni, soggetti gestori dei beni e cittadinanza per fare il punto sul tema dei beni confiscati e del loro riutilizzo pubblico e sociale.

Sono oltre 1000 le realtà sociali che in tutta Italia, «ogni giorno, con coraggio e generosità, trasformano luoghi che erano il simbolo del dominio criminale e mafioso sul territorio in luoghi in grado di raccontare una storia altra, un modello diverso di società, di comunità, di economia e di sviluppo», si legge nel documento di Libera.

Le proposte di Libera, condivise dalle realtà associative intervenute, sono diverse; questi alcuni punti:

·        che il Codice Antimafia sia tutelato e attuato in tutte le sue positive innovazioni, quale strumento efficace di contrasto patrimoniale alle mafie. È fondamentale che diventi effettiva l’estensione ai corrotti delle norme su sequestri e confische previste per chi appartiene alle organizzazioni mafiose, assicurando così la piena equiparazione della confisca e del riutilizzo dei beni tolti ai corrotti e alla criminalità economica e finanziaria;

·        Gli uffici giudiziari coinvolti devono prediligere il riutilizzo in fase di sequestro, così come già previsto dal Codice Antimafia;

 

·        rafforzare il principio di priorità del riutilizzo sociale del bene confiscato, vero strumento del principio risarcitorio contro la violenza e il controllo mafioso;

·        che l’ANBSC (Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), nei casi di assenza di manifestazione di interesse da parte degli enti ad acquisire i beni immobili nel proprio patrimonio, percorra ogni possibile soluzione, anche coinvolgendo direttamente il Terzo Settore e la cooperazione, per evitare la destinazione alla vendita, affinché questa resti davvero sempre l’ultima ratio;

·        che, all’interno del FUG (Fondo Unico Giustizia), si possano agevolmente individuare le risorse necessarie per soddisfare i creditori riconosciuti quali terzi in buona fede ed evitare così che, in attesa delle necessarie verifiche dei crediti, centinaia di beni immobili vengano accantonati e tenuti inutilizzati; che i fondi del FUG si possano utilizzare anche per la restituzione per equivalente dei beni nei casi di revoca della confisca, per evitare che le esperienze sociali si interrompano, come pure accaduto in alcuni casi;

·        Gli enti locali devono sostenere i soggetti gestori in ogni fase dell’esperienza di riutilizzo, non solo attraverso l’impiego di risorse finanziarie, ma anche con la gestione delle pratiche amministrative più complesse, ritenendosi così coinvolti in partenariati sul riutilizzo sociale dei beni confiscati che non si esauriscano una volta terminato l’iter iniziale di assegnazione. Inoltre, devono adempiere all’obbligo di pubblicazione degli elenchi dei beni trasferiti al loro patrimonio nella sezione Amministrazione Trasparente del proprio sito istituzionale, così come stabilito dal Codice Antimafia.

Insomma, una concreta e continua antimafia sociale che restituisca alla società beni che la criminalità le ha sottratto, solo così si possono combattere nuove metastasi mafiose.

 Ciro Troiano