Un borghese piccolo piccolo

Esterno notte: un uomo cammina a passo svelto verso casa dopo aver chiuso la propria attività commerciale, è tutto intabarrato nel suo cappotto da grandi magazzini ed ha la testa rivolta alle prossime scadenze fiscali; ormai lavora per pagare il proprio socio occulto che incassa il suo 63 percento degli incassi: lo Stato. E’ preoccupato per l’imminente apertura dell’ennesimo centro commerciale e per le due rapine subite dai negozi vicini nell’ultimo mese. Nonostante l’umidità ed una nebbiolina leggera, riconosce dal passo il proprio avvocato che gli sta venendo incontro, i due si salutano e si fermano a parlare: discorsi ricorrenti, la famiglia il lavoro i mancati pagamenti e lo Stato negriero. In quel mentre, passa in bicicletta un falegname che conosce entrambi e si ferma anche lui, portando la propria quantità di lamentele e improperi contro lo Stato e contro il Comune per l’ennesima tassa inviatagli.

 

Ecco, questo potrebbe accadere in un qualsiasi centro abitato dell’Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, cambierebbero le inflessioni, forse le parole, ma i contenuti sarebbero (probabilmente) identici: l’avversione dei cittadini verso lo Stato patrigno, reo di complicare enormemente la vita al cosiddetto “ceto medio” e, più specificatamente, a quella che veniva definita “borghesia”. Liberi professionisti, artigiani e commercianti che una certa “cultura di sinistra” ha catalogato sic et simpliciter quali Evasori, mentre i veri evasori sono i grandi capitalisti a loro affiliati o le cooperative “amiche”. E se pure fosse vero che qualcuno evadesse fra i cosiddetti “borghesi”, sarebbe un fragile tentativo di sopravvivere nel mare di clientelismo tessuto da questa classe politica inadeguata per il Paese.

 

Paese e non Nazione e men che meno Patria, essendo stato eroso il midollo spinale della Nazione: l’impresa media e piccola, anche piccolissima che ha fatto da collante negli anni del dopoguerra e sino al boom economico degli anni sessanta. Poi è iniziato un lento declino a favore delle industrie di Stato e degli apparati elefantiaci della burocrazia di stampo napoleonico: milioni di dipendenti dello Stato che formano un corpo elettorale che oggi definiremmo “liquido” si sono radicati nel sistema produttivo, divenendone un cancro apparentemente inestirpabile.

 

Patria, poi, che è concetto di famiglia (patres), focolare, qualcosa per cui vale la pena di combattere e morire, come fanno gli Ucraini, che non comprendiamo perchè ci sfugge il significato di “Patria” e liquidiamo la loro sorte con sufficienza: la Russia è troppo forte, che trovassero un accordo! Così risparmieremmo un po’ di soldi e ricominceremmo a vendere anche nei Paesi dell’Est Europa. Perchè forse un Siciliano o un Pugliese avrebbe difficoltà a pensare di sacrificarsi se venisse ipoteticamente invasa la Lombardia: volevano l’autonomia? Se la vedano loro! Potrebbe essere la risposta.

 

Il fatto è che – a parte lo sport – non c’è nulla che unisca veramente gli Italiani, anzi. Non c’è giorno che non vi siano recriminazioni e rivendicazioni fra Regioni lontane e mai veramente coerentemente unite: il Lombardo-Veneto che pretende l’autonomia fiscale, ma le cui fabbriche chiuderebbero senza i lavoratori meridionali e l’energia prodotta al Sud; il Regno delle Due Sicilie che vive di ricordi e di un complesso di inferiorità ingiustificato, auto commiserativo e vittimistico. Andiamo in Europa monchi, perchè non siamo patriottici e non siamo patriottici perchè è lo Stato stesso che ci divide.

Quel piccolo borghese che in Francia, in Russia ed in America ha guidato le rivoluzioni, in Italia è stato reso innocuo dalla camicia di forza della burocrazia e della tassazione, senza fondi se non per sopravvivere e quando ha tentato di ribellarsi ha avuto le stragi di Stato, la mafia, la pandemia, la guerra.

 

Ed è diventato sempre più piccolo, meno intellettuale, meno solidale e più arrabbiato; ma come accade con le persone buone che quando si arrabbiano diventano pericolose, così – nel suo piccolo – anche il borghese finirà per non avere altra scelta che incazzarsi ed, allora, saranno dolori per tutti: la distinzione di classe sociale verrà meno e chi ha eroso l’economia e la pazienza degli artigiani, commercianti e professionisti dovrà correre ai ripari. Se ce ne sarà tempo.

 

Rocco Suma