Riforme costituzionali della giustizia dal premierato alla separazione delle carriere

A Bari presso l’Albergo delle Nazioni, si è discusso di riforme costituzionali della giustizia in un convegno che ha visto protagonisti la ministra per le Riforme istituzionali, Maria Elisabetta Alberti Casellati, il viceministro della Giustizia e commissario cittadino e metropolitano di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto, l’europarlamentare Fulvio Martusciello.  

Il convegno è stato moderato dai direttori del Tg Norba, Enzo Magistà, e della Gazzetta del Mezzogiorno, Mimmo Mazza. Nel pubblico anche 50 ragazzi dell’ultimo anno dell’istituto Tecnico-Economico Lenoci.

La ministra Casellati ha posto l’accento sulla importanza concreta e non meramente accademica della riforma del premierato una riforma, in cui essendo il presidente del consiglio eletto direttamente dal popolo a cui appartiene la sovranità, garantisce la stabilità del governo in quanto ragionevolmente chi viene eletto avrà 5 anni per attuare i programmi e realizzare strategie a lungo termine per il bene del paese  anche a livello internazionale; il viceministro della Giustizia Sisto ha ribadito l’importanza delle riforma della giustizia e della separazione delle carriere sottolineando che è fondamentale assicurare al cittadino il diritto ad avere  una giustizia percepita e non solo scritta ossia il diritto di trovarsi davanti ad un triangolo al cui vertice trova il giudice che ex art 111 è terzo e imparziale e alla base avvocato e pubblico ministero entrambi con la stessa distanza dal giudice.

Una metafora per ribadire il diritto del cittadino di avere un giudice che sia terzo ed imparziale.

Interessante anche l’intervento di Martusciello che, a proposito di Sud, ha osservato come il Mezzogiorno in questa fase storica stia acquisendo consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità ed è proprio da questa consapevolezza che bisogna ripartire per un Sud che sia protagonista attivo del proprio sviluppo economico-sociale sia a livello nazionale che europeo. E la presenza di quei 50 studenti apre uno spiraglio.

Antonella Cirese