L’enigma del Movimento 5 stelle

La politica in Italia, pur nel suo desolante squallore, ha il pregio di essere perfettamente prevedibile e di non riservare sorprese all’elettore. E ciò, almeno per ciò che riguarda la stragrande maggioranza delle forze politiche in campo.

Esse, infatti, dopo anni di ripetuti e sterili contrasti ideologici (del tutto astratti e irrealizzabili), si diversificano, in concreto, tra di loro unicamente per particolari del tutto insignificanti.

Dal Partito Democratico di Elly Schlein (conquistato, grazie ai cosiddetti “miglioristi” alla causa dell’espansionismo statunitense) ai Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni (convertitisi al verbo dello zio Sam dopo una lunga milizia politica di segno opposto), tutti i partiti italiani sono atlantisti, filo-anglosassoni e Nato dipendenti, Europeisti a oltranza.

L’uniformità nasce, probabilmente, dal fatto  che sono tutti convinti, una volta entrati nella “stanza dei bottoni”,  dell’ineluttabilità di vivere in un Paese che, sconfitto in guerra, ha dovuto accettare una resa incondizionata e, soprattutto, un Trattato di pace che da ottant’anni gli vieta, anche grazie ad  artifizi vari e a marchingegni ad hoc  apprestati dall’Unione, regina delle colonie Europee, di crescere economicamente, imponendogli di “battere il passo” in un alt (cadenzato come la marcia di Radetzky) e, sostanzialmente, senza fine.

Dopo l’arresto coatto di ogni sviluppo economico (molto promettente, come era stato inequivocabilmente espresso dal cosiddetto “Miracolo italiano”), attuato con lo “stop” della legge Vanoni in applicazione  del principio di progressività delle aliquote per le imposte degli Italiani (divenuto cardine, con l’aiuto della Sinistra,  del nostro sistema costituzionale) per gli Italiani  cominciava sia la “corsa nei sacchi” verso il traguardo della “non crescita” sia la nobile gara dei partiti politici per inventarsi o copiare da altri Paesi forme di interventi pauperistici sempre più accentuate e sempre più economicamente paralizzanti.

L’inettitudine a governare, dovuta alle mani legate da parte dei potenti di Oltre-atlantico e alla confusione di un pensiero politico contaminato da assolutismi veri e da false utopie avveniristiche, era stata resa particolarmente palese e grave quando al governo era giunto il partito democratico.

Ciò, dopo l’acquisizione di quella forza al fronte filo-americano, rappresentava un serio pericolo per la politica anglosassone sia agli occhi dei servizi segreti delle potenze egemoni sia di quelli cosiddetti “deviati” del nostro Paese.

E’ molto verosimile che si sia pensato (colà dove si poteva) di rafforzare il sinistrismo italico (sempre molto presente e vivo in Italia, come l’altra componente dell’idealismo tedesco, quella fascista) di far nascere dal nulla (e senza contributi, almeno palesi, di imprese italiane) un Movimento che criticando i post-comunisti ne raccogliesse l’eredità per evitare ogni dispersione di voti in altri rivoli politici.

Nasceva, così, molto verosimilmente (come paracadute controllabile e gestibile) il Movimento 5 Stelle.

Gli input (che esso riceveva) restavano misteriosi sia per la fonte sia per il risultato cui puntavano che non era racchiuso e spiegato in nessun vero programma.

Beppe Grillo, un comico genovese, e Gianroberto Casaleggio, imprenditore poco noto, ne furono i fondatori storici.

Poi il Movimento cominciò a essere fiancheggiato dal contributo erosivo, anch’esso rapsodico, estemporaneo e non legato a ipotesi alternative, di un quotidiano che pur rappresentando una voce fuori dal coro della stampa italiana poteva anche dare l’impressione di essere, come spesso avviene nel mondo delle finzioni spionistiche, il prodotto di un’astuta operazione di intelligence.

Certamente, a riprova dell’assenza di ogni vera vocazione rivoluzionaria e di un autentico programma politico in positivo (ribaltatore del rapporto di sottomissione agli americani del Nord) del partito oggi diretto da Giuseppe Conte, v’è l’insistenza ossessiva sul “reddito di cittadinanza”, una misura affossatrice di ogni sviluppo economico, che si è dimostrata capace di distruggere un’economia solida come quella svedese.

La coerenza di tale misura con il divieto di crescita economica impostaci dal Trattato di pace è di lapalissiana evidenza. Ciò pone la distanza del Movimento dalle altre forze politiche italiane piuttosto nulla.

Inoltre, a parte il contenuto destruens espresso sulle iniziative americane in termini bellici, nessuna posizione politica del Movimento 5 Stelle può mai ritenersi stabile e definitiva: essa cambia se mutano i rapporti di forza tra i partiti politici italiani.

Conclusione: Si va avanti a colpi di mazza come nella versione più violenta del gioco della “mosca cieca”.

Luigi Mazzella