Un panettone è per sempre

I consumatori pagavano oltre 9 euro per il pandoro Pink Christmas di Balocco e Chiara Ferragni, più del doppio rispetto ai 3,70 euro del pandoro non griffato, credendo che una parte del ricavato sarebbe andato in beneficenza all’Ospedale Regina Margherita di Torino. In realtà, una donazione in cifra fissa (50mila euro) era già stata effettuata dall’azienda e il sovrapprezzo è andato soltanto a beneficio di Balocco e della sua celebre testimonial. Per questo motivo, l’Antitrust ha comminato una multa di oltre un milione di euro alla Ferragni e di 420 mila euro a Balocco per pratica commerciale scorretta: “Le suddette società hanno fatto intendere ai consumatori che acquistando il pandoro griffato Ferragni avrebbero contribuito a una donazione all’Ospedale Regina Margherita di Torino. La donazione, di 50 mila euro, era stata invece già effettuata dalla sola Balocco mesi prima. Le società riconducibili a Chiara Ferragni hanno incassato dall’iniziativa oltre un milione di euro”, sottolinea l’autorità. Di tutta questa faccenda, e al di là dei risvolti giudiziari, c’è una cosa da sottolineare: la beneficenza non può essere basata su una comunicazione o un fatto ambiguo. Perché, per definizione, nasce da un atto di fiducia.

Ecco perché questa notizia mina la fiducia delle persone non solo nel marchio, il che sarebbe un problema dei dirigenti Balocco, o nella Ferragni, che si possa stimare o meno, ma rende più facile il pensiero: “io li darei pure questi soldi, ma chissà poi dove vanno a finire”. E’ questo il punto. A Chiara Ferragni bisognerebbe chiedere conto di questo: aver reso più facile la sfiducia che è in ognuno di noi.

Certo, porre un “problema di fiducia” in un mondo pieno di fake news, dove anche la guerra si fa sui social e sui media, delegittimando l’avversario e “raccontando” di eventi bellici mai accaduti (o solo sperati), non dovrebbe avere senso, ma il problema è proprio questo: la gente, le persone, ormai non si fidano più l’uno dell’altra e una delle poche “oasi” di fiducia residua erano nelle raccolte benefiche con un fine dichiarato pubblicamente: ospedali, ricerca, Terzo Mondo.

In realtà, tutti facciamo beneficenza: coloro che fanno una dichiarazione dei redditi (ad esempio), fanno una beneficenza “forzosa” attraverso le indicazioni dei vari “x mille” che lo Stato ci ha suggerito/imposto: dalle chiese evangeliche e valdesi, alle associazioni per la lotta ai tumori, dalle associazioni scouteristiche al Touring Club Italia; tutta una pletora di soggetti ansiosi di percepire somme da destinare alle loro “attività sociali”. E senza dimenticare i partiti, che dal più piccolo al più grande drenano denaro dallo Stato, non potendo più ricevere (?) finanziamenti dai privati.

Fiducia, fides in latino: la fede negli dei o nel Dio, la parte più intima del credo di ognuno di noi, il motivo per cui si finisce per sperare nell’intervento soprannaturale per la soluzione dei nostri drammi. Ledere la fiducia, perciò, è un atto non solo contro gli uomini, ma anche contro gli dei, quindi è un atto sacrilego. L’intervento del Garante – con la relativa sanzione – potrebbe, però, essere tardivo, non tanto nei confronti della Balocco e della Ferragni, quanto nei confronti di tutti coloro che operano (ad esempio) nell’agroalimentare: pensiamo all’olio di oliva; l’Italia è un grande Paese produttore di olive e, di conseguenza, di olio, ma nei supermercati troviamo olii con etichette italiane o di marchi italiani, ma le olive sono prodotte in altri Paesi, non solo comunitari, ma anche extracomunitari.

Il tutto al netto delle contraffazioni, cui persino grandi marche finiscono per ricorrere: “Sette su quindici tra i marchi di olio extravergine maggiormente diffusi in Italia imbrogliano e sono composti da semplice olio d’oliva. (fonte rivista Il Salvagente.) Un fatto che non rappresenta alcun pericolo per la salute, ma costituisce una frode alimentare e un danno al portafogli dei consumatori, visto che l’extravergine costa almeno il 30% in più del semplice olio d’oliva. Le indagini di laboratorio, eseguite presso il Laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli di Roma, si basano sulla tecnica del test organolettico, pratica la cui affidabilità – specifica Il Salvagente – è sancita da una sentenza del Consiglio di Stato. Alla prova dei fatti, come dicevamo, ben sette prodotti si sono dimostrati non composti da olio extravergine come promesso dall’etichetta. Questi i marchi:  DeCecco Classico,  Colavita Mediterraneo tradizionale, Carapelli Frantolio, Coricelli, Cirio Classico, La Badia-Eurospin e il Saggio Olivo di Todis”.

Una vecchia pubblicità recitava “la fiducia è una cosa seria”, ma in un mondo di ladri, anche questa si è persa.

Rocco Suma – Giuseppe Romito