Non siamo tutti uguali

Qualche giorno fa abbiamo appreso della morte, dopo lunga agonia, di un’anziana signora che appena dopo aver ricevuto una bolletta dell’acqua di quindicimila euro si è sentita male ed ha perso conoscenza e poi, dopo varie settimane, la vita.

La bolletta aveva una domiciliazione presso una banca i cui impiegati l’avevano parzialmente pagata senza pensare che forse la cifra era priva di ragionevolezza.

Naturalmente avendo saputo del malore sia l’ente emittente, sia la banca hanno provveduto a lavarsene le mani restituendo il mal tolto. Ma la frittata era fatta.

È mai possibile che i responsabili di tale errore possano cavarsela con mille scuse? Senza neanche perdere il posto di lavoro?

Gli eventi, per terribili che siano, hanno sempre un piccolo vantaggio che è quello di insegnarci a non ripetere gli errori fatti.

La prima riflessione che si impone sta nell’accorgerci che, in men che non si dica, l’errore è stato trovato e riparato; al contrario noi, che non andiamo in coma per queste ragioni, dobbiamo penare non poco anche solo per parlare con un essere vivente al call center.

La seconda è che la tecnologia non distingue la persona cui si rivolge e quindi spara le sue sentenze indifferentemente a coloro che sono deboli come a coloro che sanno bene come difendersi. Non solo, quella tecnologia si è ammantata nei decenni di un’aura di infallibilità che la rende credibile oltre ogni ragionevolezza; siamo alla sostituzione della tecnologia a Nostro Signore nella infallibilità, nella capacità di fare miracoli e quindi nella onnipotenza. Cioè siamo alla follia che porta poi l’utente a credere acriticamente ai dettami emessi dalla tecnologia. Quindi una bolletta o un accertamento fiscale viene temuto peggio di una scomunica medioevale.

In terzo luogo c’è da chiedersi chi è tanto potente da difenderci da questa onnipotenza attribuita alla tecnologia che emette multe e bollette, cartelle esattoriali e buste paga, pensioni e dividendi di azioni, sempre e comunque inappellabili. Cioè se questa è una tecnocrazia dittatoriale che uccide impunemente chi si è trovato esposto alle sue attenzioni, chi ci difende? Si tratta di milioni e milioni di atti per la maggior parte ingiusti e quindi da impugnare stante che questa impugnazione ha un costo stratosferico per il cittadino. Cose che tutti sanno e che nessuno si sogna di considerare.

Si capisce così infine perché i potenti premono tanto per la digitalizzazione o comunque per sostenere l’equazione progresso=tecnologia. È solo per consolidare il controllo sui cittadini.

Quella vecchina non sarà morta invano se in suo ricordo l’opinione pubblica che è sdegnata di questo evento tragico si muoverà non solo per rendere giustizia ma per cominciare un percorso che ci porti fuori da questa dittatura. 

Canio Trione