Concordato preventivo come incentivo a creare nuova impresa e nuova occupazione

Per capire come mai ci troviamo in una situazione economica così disastrosa si deve leggere la Stampa del 12 gennaio scorso a pagina 1, 10-11 nella quale si commenta il “concordato preventivo biennale” con il quale il governo e il Senato della Repubblica intendono cercare di rendere meno diseguale il rapporto tra contribuenti e fisco semplicemente mettendo al riparo il contribuente stesso da accertamenti consentendogli di accordarsi preventivamente con il fisco su un imponibile maggiorato rispetto all’anno precedente del dieci per cento e per due anni. Una cosa ovvia mentre il giornale grida alla evasione legittimata.

Il giornale inoltre asserisce, con un titolone a pagina 11, che: “pagano dipendenti e pensionati” mentre gli altri no. Qualcuno dovrà spiegare a questi giornalisti che le tasse dei dipendenti pubblici e pensionati vengono pagate dallo stato che fa finta di versarle al dipendente per contestualmente riprendersi quei soldi; stato che però prende veramente quei soldi dal contribuente vero, cioè da quelli che stanno fuori dallo stato. Dipendenti pubblici che così sono legalmente autorizzati ad asserire che loro le tasse le pagano perché gliele levano alla fonte laddove è tutto un giro di soldi finto; inoltre, come detto, per pagare quelle tasse a se stesso, lo stato deve prendere quei soldi dal contribuente che sta fuori dallo stato e cioè dal lavoratore autonomo, dalle PMI e dalle professioni.

Quindi pagano solo le Pmi le partite IVA e i consumatori. La qual cosa deve far capire che serve rafforzare assolutamente le categorie contribuenti per sostenere il gettito e questo non si fa uccidendo o spaventando queste galline dalle uova d’oro, ma riconoscendo loro un qualche diritto; non i diritti dei dipendenti pubblici ma almeno quelli a non essere perseguitati e ad essere ascoltati in una qualche commissione tributaria. È chiedere troppo?

Ecco perché leggere questo articolo di questo quotidiano è veramente istruttivo per capire a che punto di travisamento si riesce ad arrivare pur di perseguitare chi veramente crea ricchezza procurandone la fine o, quanto meno, la mancata crescita.

Il mio parere è che il fisco deve comportarsi da amico per essere considerato tale dal contribuente, e spesso le buone amicizie sono durature e producono benessere nel tempo.

Il futuro fiscale molto timidamente (e probabilmente inconsapevolmente) avviato da questo governo sta nell’inizio della ricerca di democraticità del rapporto tra stato (e quindi fisco) e cittadino (e non suddito o schiavo) contribuente cui si deve riconoscere un qualche diritto oltre a tutti i doveri.

Se fossi il legislatore io il concordato preventivo lo farei quinquennale, lasso di tempo questo sufficiente per posizionare l’impresa sul mercato e renderla efficacemente competitiva.

Bisogna smettere di guardare il privato, una partita come un demone evasore, poiché il pil di uno stato è determinato anche dai redditi provenienti dal Capitale delle imprese, dagli ammortamenti e dalle imposte indirette nette.

Paolo Scicutella – Presidente Fenimprese Bari