Il nostro male quotidiano

Leone, il gatto scuoiato vivo nel Salernitano e morto tra atroci sofferenze, nonostante le cure dei volontari e dei veterinari.

Grey, il gatto di Alberobello, in provincia di Bari, colpito con un calcio da una 16enne che lo ha fatto cadere nelle acque gelide della fontana della piazza del Comune, provocandone la morte.

Aron, il pit bull legato ad un palo e bruciato: oltre l’80% del suo corpo aveva riportato ustioni e anche gli organi interni erano stati compromessi. Morto anche lui.

Potremmo continuare a lungo con un elenco, triste e raccapricciante, di animali seviziati, torturati e uccisi. Un’antologia della violenza, che a volte diventa orrore, quella commessa ai danni degli animali. Si scorge una malvagità senza limiti, becera, a volte davvero terrificante. Molti di questi atti delittuosi sono al tempo stesso chiari e oscuri. Chiari se ci si attiene ai fatti e alle circostanze, oscuri se si cerca di capire perché sono stati compiuti. Come asseriva George Eliot, la crudeltà, come tutti i vizi, non richiede altro motivo che sé stessa: ha bisogno soltanto di un’occasione.

Storie che hanno in comune, oltre il destino delle vittime, la gratuità del gesto, un comportamento crudele quanto incomprensibile. La crudeltà non ha mai un “perché”, se non la sua stessa essenza. La crudeltà è in sé stessa priva di spiegazioni. In questi gesti non si intravedono, non dico lontani elementi giustificativi, ma neanche remoti elementi di comprensione.

Ovviamente sotto il profilo criminologico e psicologico, ci sarebbe tanto da dire e analizzare e l’analisi del profilo di alcuni degli autori, con molta probabilità, porterebbe a conclusioni di interesse clinico. Questo però non deve portare a frettolose quanto consolanti considerazioni che relegano il maltrattamento di animali a forme più o meno accentuate di disturbo mentale. No, i maltrattamenti di animali sono soprattutto frutto di una cultura specista che vede negli animali mere cose, esseri privi di valori, al massimo quello di semplice merce.

Nondimeno basterebbe davvero poco per comprendere quanto sia terrificante il nostro ridurre esseri viventi a cose, oggetti, mezzi, strumenti, con tutte le conseguenze culturali che ne derivano: tali le fondamenta dell’ideologia del dominio.

Il potere, a maggior ragione quello di specie, usa l’indifferenza verso la sofferenza degli altri per esercitare il suo repertorio di crudeltà a difesa del proprio dominio.

Siamo portati a ritenere che il male sia lontano da noi, qualcosa che non appartiene alla nostra quotidianità, lo disconosciamo e nascondiamo, per illuderci di stare bene con noi stessi e con il mondo intero. Lo colleghiamo al di fuori di noi, proiettandolo sugli altri e facciamo di tutto per non scorgerlo nella nostra vita quotidiana.

Ma la realtà è che non ci sono limiti alle perverse e varie forme di abusi criminali a danno di animali. Fatti che accadono, spesso, tra le mura domestiche, in famiglia, nella stretta schiera dei parenti, nel condominio e che vedono come protagonisti i volti di ogni giorno, il parente, il vicino di casa, il conoscente al quale quotidianamente diamo il buon giorno.

Ciro Troiano