Al lupo, al lupo. Anzi, no…

La notizia è nota: il 20 dicembre dello scorso anno la Commissione UE, guidata da Ursula von der Leyen, ha chiesto la riduzione dello status di protezione del lupo secondo la Convenzione di Berna da “rigorosamente tutelata” a “tutelata”. La proposta scaturirebbe, oltre che dalla posizione assunta dal Parlamento UE il 24 novembre 2022, anche da una approfondita analisi, completata a dicembre 2023, sulla presenza del lupo nei Paesi UE e sulle relative implicazioni sociali ed economiche. Come abbiamo ricordato a settembre dello scorso anno la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, si è fatta parte molto attiva nella revisione al ribasso del livello di tutela del lupo dopo che uno dei suoi pony preferiti, Dolly, è stato predato nella tenuta di famiglia dal branco di Burgdorf in Bassa Sassonia.

Stando all’analisi posta a base della decisione della Commissione UE, «su larga scala, l’impatto complessivo dei lupi sul bestiame nell’UE è molto ridotto, ma a livello locale, la pressione sulle comunità rurali può essere elevata in alcune aree. I livelli di predazione sono in genere più elevati sul bestiame allo stato brado e sono inferiori nelle aree in cui i lupi non sono mai scomparsi. Disponibilità naturale di prede, caratteristiche del paesaggio e misure di tutela influenzano anche l’incidenza dei danni al bestiame». Quindi, a livello continentale una situazione abbastanza tranquilla con alcune, puntuali, situazioni critiche. Per quanto riguarda la sicurezza pubblica, l’analisi prodotta per la Commissione UE afferma che «sebbene i lupi possano attaccare gli esseri umani, in Europa non sono stati registrati attacchi mortali di lupi contro persone negli ultimi 40 anni. Per ridurre ancora di più il già piccolo rischio che i lupi rappresentano per la sicurezza umana, specifico sono stati sviluppati protocolli per affrontare il problema dei lupi coraggiosi e/o condizionati dal cibo».

Lo studio redatto da Juan Carlos Blanco e Kerstin Sundseth del N2K Group (European Economic Interest Group) prende in esame le misure di prevenzione nei confronti delle predazioni da lupi. «Il modo migliore per ridurre le perdite di bestiame dovute agli attacchi dei lupi – afferma l’analisi – è applicare misure efficaci e adattate per prevenire la predazione del lupo. Molte informazioni sono state pubblicate negli ultimi anni sui diversi metodi disponibili e la loro efficacia in termini di protezione del bestiame. Molte delle pubblicazioni provengono da progetti LIFE finanziati dall’UE. Tutti sottolineano la necessità di garantire che le misure di prevenzione siano adeguate alle circostanze specifiche ogni sfruttamento e che la consulenza di esperti nelle fasi iniziali è fondamentale. La maggior parte dei metodi di prevenzione utilizzati nell’UE hanno dimostrato un grado di efficacia elevato o moderato, ma la protezione del bestiame allo stato brado rimane molto impegnativa». «Alcuni Paesi dell’UE, come Francia e Germania – si afferma ancora nell’analisi -, spendono ingenti somme di denaro per i danni prevenzione. Sebbene le misure non abbiano mostrato una chiara efficacia in Francia, in Germania sembra abbiano ridotto l’entità dei danni al bestiame. Alcune misure possono essere utilizzate anche per proteggere i cani da caccia. L’Istituto per le risorse naturali della Finlandia ha informato il pubblico sulle posizioni dei lupi dotati di radiocollare, riducendo i rischi di attacchi».

Molto interessante è la sezione dell’analisi dedicata ai danni provocati dalle predazioni dei lupi al bestiame d’allevamento. Le annualità di riferimento sono diverse per ciascun Paese in una forchetta che va dal 2017 (Portogallo) al 2022 per molti altri. I dati dell’Italia sono aggiornali al 2019 con l’avvertenza che «le amministrazioni di Regione Lombardia e Provincia autonoma di Trento hanno fornito dati più aggiornati rispetto al rapporto ISPRA ma è difficile integrare i dati con il resto dei dati foniti dalle altre 20 regioni, dato che queste Regioni hanno territori limitati». Il dato francese è rilevante: nel 2022 risultano predati 12.526 capi di cui 11.981 capre e pecore, 443 bovini, 23 tra cavalli e asini e 79 cani per un costo complessivo di indennizzi di 4,1 milioni di euro. Un importo che diviso aritmeticamente per i capi predati fa risultare un costo di indennizzo per capo di oltre 327 euro. In Italia nel 2019 sono risultati predati 10.289 capi di cui 8.480 capre e pecore, 1.432 bovini, 318 tra cavalli ed asini per una spesa in indennizzi pari a quasi la metà di quella francese, precisamente 1,9 milioni di euro. C’è da chiedersi, evidentemente, quanto vale un bovino francese rispetto ad uno italiano. Interessante, nell’analisi, è anche la parte dedicata alla predazione di cani da caccia (ce ne siamo occupati qui) ed ai fattori che influenzano queste predazioni. Il costo medio di indennizzi per lupo a carico dei Paesi UE, sulla base del numero complessivo di lupi presenti in Europa stimato in 20.300 individui, è di 920 euro, notevolmente minore di quello quantificato in altra indagine del 2019 pari a 2.400 euro/lupo. Su questo tema, dicono gli autori dell’analisi, «la sfida per il futuro è migliorare le misure di indennizzo per ottimizzarne l’efficacia in termini di costi, essendo più proattivi e collegando gli indennizzi alle politiche basate sulla prevenzione in modo adattivo».

Il controllo letale (abbattimento) dei lupi è efficace per ridurrei danni al bestiame? Questa è la domanda che si pone lo studio elaborato per la Commissione UE. La risposta degli autori è che «in sintesi, la ricerca sull’abbattimento mirato dei lupi condotta in Europa dimostra che esso è inconcludente e non mirato. L’abbattimento (cioè la caccia) non sembra ridurre le predazioni dei lupi sul bestiame a meno che non venga effettuato con tale intensità da ridurre efficacemente la densità dei lupi su vaste aree. Tuttavia, questo tipo di azione potrebbe non essere compatibile con la Direttiva Habitat ed è socialmente rifiutato da molte opinioni pubbliche in Europa».

Altrettanto interessante è la raccolta di riscontri dei Paesi membri UE, in particolare dell’Italia, alla “chiamata alle armi” della von der Leyen per ridurre lo stato di protezione del lupo. «In totale dall’Italia sono state inviate 1.101 email, oltre il 90% era favorevole al mantenimento dello stato di protezione del lupo – si dice, tra l’altro, nello studio -. Tredici email hanno fornito dati sulle popolazioni di lupi e/o sui danni al bestiame. Quattro di queste hanno presentato i dati del Primo Monitoraggio Nazionale del Lupo 2020-2021 (ISPRA) che è la stessa fonte delle informazioni utilizzate per il Rapporto di Approfondimento». Insomma, non si è ancora compreso, alla luce dei dati e delle analisi contenuti nell’”approfondita analisi”, perché mai lo status di protezione del lupo a livello europeo debba essere declassato.

Fabio Modesti (www.fabiomodesti..it)