L’Italia che scompare

I 393mila nati nel 2022 non bastano per rendere positiva la percentuale delle nascite. E le cose non vanno meglio nel 2023. 1,22 figli per donna rispetto all’1,25 del 2021.

Evidentemente a nulla è bastato l’appello di Elon Musk.

“Voglio enfatizzare che è importante avere figli e creare la nuova generazione. Potrà sembrare scontato, ma senza figli non avremo una nuova generazione. Sono favorevole all’espansione dell’umanità e alla creazione di un futuro entusiasmante”. Sosteneva il proprietario di Tesla con in braccio un bambino nato da maternità surrogata.

E allora la premier Meloni ha pensato ad una misura significativa per contrastare la denatalità e incentivare la procreazione. Come? Elargendo un bonus riservato a poche famiglie fortunate che soddisfano i requisiti, troppi, per richiederlo.

Eppure, va da sé che un’Italia che scompare non può essere comprata con i bonus. C’è bisogno di politiche strutturali che vadano a colmare quelle ferite sociali, quelle sì strutturali, che attanagliano il Paese da più di dieci anni.

E c’è bisogno di coerenza. Quella per la quale non può essere Musk a farsi promotore della natalità nel Belpaese che ancora non riconosce i diritti ai genitori omosessuali. E non concepisce la maternità surrogata.

E c’è bisogno di sicurezza. Per le mamme lavoratrici. Che si vedono declassate in ambito lavorativo quando comunicano la gravidanza. E che, quando hanno la fortuna di avere un datore di lavoro che non lo fa pesare, non sanno dove lasciare i piccoli mentre sono a lavoro.

Nell’attesa di conoscere il prossimo promotore per la procreazione italiana non resta che restare a guardare. A parlare. A confrontarsi. E a scambiarsi le idee.

Ad entrare ognuno nel mondo dell’altro.

Lucia Ricchitelli