La coltura batterica delle corse clandestine di cavalli

Alcuni giorni fa il Questore della provincia di Caltanissetta, Pinuccia Albertina Agnello, ha emesso 27 provvedimenti di avviso orale nei confronti dei responsabili della corsa clandestina di cavalli svoltasi lo scorso 20 ottobre nel Comune di Niscemi. In quella occasione i poliziotti del Commissariato di Polizia di Niscemi intervennero interrompendo la corsa, identificando tutti i partecipanti e segnalando i fatti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gela, ove in atto è pendente procedimento penale. I reati contestati agli indagati, a vario titolo, sono competizione non autorizzata e pericolosa per l’integrità degli animali e interruzione della circolazione stradale.

La misura di prevenzione dell’Avviso orale, prevista dal “Codice antimafia”, si applica a coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, connotati da un profilo di pericolosità sociale. Al fine di impedire il reiterarsi di condotte illecite in danno dell’ordine e della sicurezza pubblica, con il provvedimento emesso dal Questore i destinatari dello stesso sono stati invitati a cambiare condotta.

Come abbiamo avuto modo di dire più volte, le corse clandestine di cavalli rappresentano una delle emergenze più preoccupanti tra i business zoomafiosi, sia per la portata criminale dello sfruttamento dei cavalli, sia per gli interessi economici e di riciclaggio, sia per il controllo del territorio. E come sempre abbiamo sottolineato l’urgenza di nuove norme più efficaci.

Altro aspetto che merita particolare attenzione è quello della diffusione sui Social di video relativi alle corse con alta componente apologetica. Alcuni video sono corredati da una vera e propria colonna sonora delle corse; si tratta in particolare di canzoni neomelodiche cantate in napoletano. Un certo M. M. ai cavalli e a alle corse ha dedicato più di una canzone, come quella intitolata “Tempesta”, che trascriviamo in italiano per facilitarne la comprensione: “Verso le quattro del mattino, vai girando per le strade/ sembra che si ferma il mondo, quando stai passando tu/ un glorioso purosangue sta cambiando tutta la storia delle corse/ un primato come questo, non esiste/ tira fuori il carattere solo nelle corse, quando capisce chi deve sfidare/ corri Tempesta, corri più forte, la strada è la stessa di tante volte/ quanti guaglioni ti corrono dietro con i motorini per poterti guardare/ sembra che quando arrivi vicino al traguardo, che ti stanno davanti, ma poi arrivi tu/ corri come il vento, non ti ferma niente, sembra che ci sia Dio dove passi tu”…

È sempre di M. un’altra canzone molto famosa nel mondo delle corse clandestine, “Ira funesta”: “Il mio cavallo è un purosangue/ non perde mai, fiero mi fa/ Ira Funesta così lo chiamo/ ogni scommessa l’ha vinta già/ il mio cavallo mi ha dato tanto/ gioia e ricchezza, celebrità/ è finito sul giornale come un eroe della libertà/ domani all’alba un’altra scommessa/ ma sono sicuro che vincerà”.

Giusto per comprendere l’ambiente e il mondo in cui sono diffuse queste canzoni, si riporta uno stralcio di un altro brano di successo di M., noto come “È colpa dei pentiti”, che fa pressappoco così: “Per colpa di infami / che hanno detto mille bugie sul mio conto/ che sono coinvolto in un gioco d’azzardo/ affari sporchi, ma sono infamità/ la colpa è dei pentiti/ sono gente senza onore/ non tengono ideali/ non hanno dignità/ e adesso la legge pace non mi dà”…

In un altro video presente tempo fa in rete, con un titolo che evocava molto significativamente “cavallo mafioso corse clandestine”, si sente un brano cantato chissà da chi. Il pezzo inizia con una voce che parla in stretto dialetto siciliano: “ (…) E allora Alfio, Sebo, e Calogero, lo stappiamo questo Moët & Chandon? Brindiamo a questo cavallo, a questo purosangue, a Biscotto che ci sta fruttando un mare di soldi. E questo è un bene, vero Alfio?”. Inizia la parte cantata, con una voce che canta in napoletano: “Quanti ragazzi di strada scommettono per te/ un cavallo purosangue (…)/ quanti guaglioni con i motorini stanno sempre dietro a te/ (…) tu sei un vero combattente, un puro sangue come te/ tu non hai mai paura, la gente è orgogliosa di te/ (…) tu sei un vero combattente, un puro sangue come te/ sulla strada sei il migliore, e anche tu lo sai/ tutta la gente ti vuole bene, Biscotto sei il migliore!” La canzone riprende con la parte non cantata, con una prima voce che dice in siciliano: “De Martino ho puntato tre mila euro su Russa e vediamo come va a finire”. La seconda voce, sempre in siciliano, con tono duro e minaccioso: “Alfio, chi minchia sei tu per decidere su quale cavallo puntare? Qua lo decido io sopra quale cavallo si deve puntare e su chi non si deve puntare, chi vince e chi rimane con il culo per terra. Alfio, a casa mia brutte parole non ne voglio. A volte l’aria di fuori ti fa dare i numeri, vero è? E lo sai che in questo momento non ci possiamo permettere di fare brutte figure. E sorridi, che la vita è bella!”…

Ancora un altro video è accompagnato da una canzone di un altro personaggio noto negli ambienti dei cavallari: “Corri corri jamaicano, quando corri sei un vulcano/ sei di madre irlandese e di padre americano/ quando ti comprai mi sembravi un talebano/  Corri corri jamaicano, con due passi vai lontano/ quando corri sulla strada /metti tutti in carreggiata/ (…) della strada sei il padrone, vinci tutti, sei un campione/ non ti perdi di speranza, lascia tutti in lontananza/ (…)  che io sono il padrone del cavallo mio campione/ e di Adrano mi posso sentire barone/ Corri corri Jamaicano, tu sei forte e tutti lo sanno/ dei cavalli sei l’artista che fai perdere la vista/ non pensi neanche la strada quando fai la galoppata/ non ti stanchi mai di nulla, tutti lo sanno che sei potente/ tu sei genio, tu sei fortuna come il cielo, il mare e la luna/ sei un cavallo intelligente, metti tutti sull’attenti!”.

Folklore? Semplici canzonette popolari locali? Sicuramente ci sono anche questi aspetti, ma non si può ridurre tutto a questo. Si tratta della colonna sonora di un sistema, funzionale a un mondo di illegalità, che trova in determinati contesti sociali la sua coltura batterica. I consensi e le simpatie si conquistano più semplicemente con le canzoni che con i soprusi come sanno bene le varie mafie. La canzone arriva più lontano della violenza, travalica i confini del contesto in cui è nata, rende popolari simboli e segni del potere e rappresenta un modo di ostentare la propria supremazia e imporre un’immagine vincente.

Ciro Troiano