La memoria ritrovata: il “Carnuluvaro mio” di Cosentini

Tradizioni che aprono un magico contatto con il passato, che fanno rivivere gesti, saperi e sapori antichi. Rievocazioni locali che evocano voci e gesta lontane nel tempo. A Cosentini, nel Cilento, anche quest’anno la magia del Carnevale ha aperto una porta nel passato per far rivivere la tradizione della mascherata e della Ballata di Zeza. Lo scorso martedì 13 febbraio le vie del paese si sono ripopolate delle maschere di una volta in occasione del Martedì Grasso. 

Una tradizione che risale almeno agli anni ’40 del Novecento, a Cosentini, ma che rivive oggi nella sua interezza, dopo anni in cui parte della manifestazione era stata quasi dimenticata. Con una complessa operazione di recupero della memoria e ricostruzione di quanto perduto – in particolare la Ballata di Zeza – l’Associazione Euphòria ha riportato in vita il Carnevale cosentinese nella sua completezza, grazie alle voci degli anziani che ancora ne avevano memoria.

L’organizzazione del Carnevale è guidata da Euphòria ma coinvolge tutto il paese, con una attenzione particolare alla partecipazione degli anziani del posto. “Gli anziani sono le nostre fonti e le persone che maggiormente sono coinvolte in tutti gli eventi che riguardano la ripresa delle nostre tradizioni. Non soltanto senza di loro il nostro lavoro di recupero sarebbe stato impossibile, ma essi stessi si sentono così coinvolti in queste attività da mettere le loro professionalità e la loro opera gratuitamente al servizio dell’organizzazione dell’evento”.

Un evento sentito, quello del carnevale cosentinese, che coinvolge anche coloro che da anni vivono lontani e tornano in paese solo per brevi periodi. Una partecipazione sentita e operosa: e così da Bologna sono arrivati abiti di scena cuciti per l’occasione da Francesco, sarto cosentinese che ormai da anni ha lasciato il suo paese per lavoro e ora che è in pensione continua a vivere a Bologna con la sua famiglia. La signora Matilde, invece, ci ha tenuto a mostrare a tutti i passanti, mascherati e non, come si fanno i fusilli fatti in casa. E questi sono solo degli esempi di quanto queste tradizioni siano sentite e partecipate da parte di questa importante fetta della comunità. Anche così si difendono e proteggono le comunità.

         “Noi crediamo fermamente che alla base del mantenimento della memoria e delle tradizioni ci sia il confronto tra generazioni”, continuano da Euphòria. “Senza gli anziani non c’è memoria, così come senza il coinvolgimento e l’entusiasmo delle nuove generazioni tutto ciò rischia di andare perduto”.

Le maschere hanno sfilato per le vie del borgo per poi ritrovarsi sulla piazza del paese per mettere in scena la “Ballata di Zeza” e divertirsi tutti insieme sulle note di tarantelle improvvisate e musiche popolari. Ad accompagnare i maschkari per le strade, con i loro rumorosi e improvvisati strumenti musicali, il Carnuluvaro, un pupazzo con le sembianze umane; proprio il funerale e il falò in cui esso viene bruciato rappresenta la fine della festa e l’inizio di un nuovo periodo, la Quaresima, fatto di costumi anche alimentari più morigerati. Nessun richiamo alla modernita: a Cosentini si sono viste solo le figure del Carnevale di una volta: il Cardalana, l’Abate, il Confessastelle, ‘u Turco, gli Struppiati, ‘u Sparaturo, e tanti altri. Le maschere sono fatte con materiali poveri: carta, farina e acqua; i vestiti sono vecchi abiti trovati negli armadi di qualche genitore o nonno. Una festa povera ma che coinvolge tutto il paese.

L’appuntamento con “Carnuluvaro mio” è per il prossimo anno. Intanto Euphòria lavora ad altri progetti per la valorizzazione del territorio e delle sue tradizioni che si spera vedranno luce già a partire dai prossimi mesi. “Sono tante le tradizioni che meritano di essere ricordate, e le nostre fonti sono felici di raccontarcele. Basta trovare, nella nostra vita frenetica, un po’ di tempo per fermarsi ad ascoltarle”.

Memoria e tradizione sono le parole chiave di una festa antica e sempre nuova, in cui la comunità si autorappresenta, giocando e prendendo in giro se stessa, per non perdere se stessa.

 

Ciro Troiano