Suicidi nelle Forze Armate. Fenomeno in aumento

C’è un organismo, l’Osservatorio Epidemiologico Difesa “OED”,  che, sin dalla sua istituzione nel 2006,  si occupa del monitoraggio del fenomeno suicidario nella popolazione militare. Il controllo del fenomeno permette di avere una fotografia della situazione e di poterne rilevare sia l’andamento, se in aumento o in diminuzione, sia di porsi domande su quali azioni preventive è opportuno mettere in atto.

Dal Bollettino Epidemiologico della Difesa #13, si evidenzia come il fenomeno suicidario colpisca la fascia d’età tra i 40 e i 49 anni. La facilità di accesso alle armi letali, inoltre, rappresenta uno dei fattori di rischio di maggior peso su cui porre attenzione. Arma che, nel caso dei carabinieri, ad esempio, va a coincidere con l’identità professionale stessa del militare, quindi, azioni di restrizioni sull’arma svolte dal comandante risultano delicate perché connotate da varie dinamiche relazionali e affettive.

In un’intervista di febbraio 2023, il criminologo Vincenzo Musacchio evidenzia come il suicidio nelle forze dell’ordine sia in aumento.

Nel 2020 sono stati rilevati 51 casi, nel 2021 salgono 57, per arrivare nel 2022 a 72 suicidi. Polizia di Stato 24, Carabinieri 16, Gdf e Polizia locale 8; 4 appartenenti alla Polizia penitenziaria; 5 Guardie giurate; 3 dell’Esercito; Vigili del fuoco, Aeronautica e Marina Militare 2. Un dato su cui riflettere, constata Musacchio, è che il tasso di depressione tra le forze dell’ordine è superiore a quello della popolazione civile di cinquanta volte.

Il forte stress è dovuto sia alla minaccia di danni fisici a cui gli agenti ad esempio sono sottoposti, ma anche a tutti gli eventi critici come omicidi, violenze tra le altre a cui le forze dell’ordine sono sottoposti.

E non va sottovalutato il fatto che le richieste d’aiuto continuano ad essere viste come segno di debolezza tra il personale in divisa e quindi si è restii nel richiedere supporto, secondo Musacchio, un’idea da superare per poter evitare l’escalation.

Una prima azione da muovere per intervenire prima che si consumi la tragedia sarebbe sottoporre periodicamente il personale in divisa ai servizi di salute mentale, considerato il lavoro delicato che si svolge. Questo consentirebbe di cogliere segnali di allarme. Un intervento opportuno, anzi necessario per salvare quante più vite possibili.

Francesco Roselli (psicologo, sergente Marina militare)