I Calabroni, come metafora del senso della vita

«Io vivo in una casa che decine di anni fa era di campagna ed ora è di periferia, circondata da verde. Essa ha caratteristiche di costruzioni ecologiche, perché è fatta tutta di sasso e di legno. Le finestre sono all’antica e i balconi sono i cosiddetti “scuri”. Nonostante la grande pubblicità per coibentare le finestre e muri per il risparmio energetico, io preferisco l’antico con i suoi immancabili spifferi d’aria». Così si presenta Bassiano da Bassano, pensatore libero di Bassano del Grappa, noto per le sue pungenti analisi animaliste e pacifiste, nel suo ultimo lavoro: “I miei Calabroni”, edizione in proprio, dicembre 2023

Le riflessioni di Bassiano partono dalla scoperta di un nido di Calabroni tra gli scuri di una finestra di una stanza in disuso della casa. Incuriosito, come lo può essere un appassionato studioso, ha iniziato ad osservare il comportamento degli insetti e la continua crescita del nido.

«Avere la possibilità di osservare la vita di semplici insetti, come i Calabroni, ci riconduce al vero senso della realtà e alla convinzione che anche un abominevole insetto rappresenta perfettamente la Natura di tutti i viventi. Anche le piante, per esempio, si prestano a questo tipo di osservazione (contemplazione) lungo il loro percorso di vita ma, il “dialogo” con i Calabroni è un po’ più rischioso. Un rapporto rischioso con la Natura serve per conoscere meglio (non per sottometterla) e per rispettare le sue leggi».

Nonostante i problemi e le “punture”, la “contemplazione” è proseguita per mesi e ha consentito all’autore di scoprire (e stupirsi) la magica quanto razionale logica delle celle del nido, «un disegno prestabilito, e tecnicamente corretto che ricorda le costruzioni umane primitive, rudimentali, ma essenziali. In sostanza, la costruzione che ho potuto vedere e ammirare è quanto la Natura offre di necessario per la vita».

Nascono, così, senza voli pindarici, ma con un’attenta e puntuale analisi, riflessioni sull’intelligenza artificiale, sull’impatto che la téchne (τέχνη) ha su gli aspetti più disparati dell’esistenza: lavoro, paesaggio, luoghi del cuore, lingue, tradizioni, demografia ecc.: «Il credo delle nuove tecnologie esalta il potere Umano sulla Natura, ponendo in ombra la Compassione per tutti i viventi, il Soprannaturale, rendendo invece immediato il “responsum” digitale».

Non potevano certo mancare riflessioni sulla convivenza, non facile e spesso problematica, con i Calabroni; lui, animalista nonviolento e vegano, non poteva che lasciarli vivere, nonostante continue sollecitudini che gli arrivavano da più parti di distruggere il nido. «Sentivo quasi un bisogno di lasciarli in pace, perché la loro ingombrante presenza mi consentiva di rivalutare il mio rapporto con la Natura. (…) sentivo il bisogno di stabilire un rapporto più pacifico con ogni specie di Animale. Essi esprimono potentemente l’autentico messaggio che la Natura rivolge a chi la dimentica o la disprezza. Quindi ben venga anche un po’ di disagio nel sincero colloquio con la Natura».

Queste ultime considerazioni mi hanno riportato alla mente una massima del filosofo britannico Anthony Clifford Grayling che recita pressappoco così: «Alcuni credono che il riformismo ingenuo e sentimentale applicato alla questione dei diritti degli animali non serva ad altro che a distogliere l’attenzione da questioni morali più importanti. Può anche darsi. D’altra parte, in nessun caso l’integrità di un individuo è messa maggiormente alla prova di quando egli ha potere su una creatura che non può far sentire la propria voce. E, tutto sommato, la strada che porta dal torturare gli insetti al commettere crimini contro l’umanità non è poi così tortuosa».

Sì, i Calabroni, come metafora del senso della vita.

Ciro Troiano