Punti di ricarica ad uso pubblico. L’Italia ai primi posti

Secondo lo studio “Le infrastrutture di ricarica a uso pubblico in Italia”,presentato da Motus-E, l”Italia primeggia in Europa per i punti di ricarica ad uso pubblico per le auto elettriche. I dati rilevano che il nostro paese registra una crescita record nel 2023 per l’infrastruttura di ricarica sorpassando Francia, Germania e Regno Unito evidenziando che nell’anno da poco trascorso sono stai posti 13.906 nuovi punti di ricarica, di cui 3.450 installati solo nell’ultimo trimestre.

Una crescita sorprendente che comprende non solo il numero delle colonnine ma anche l’incidenza delle infrastrutture a più alta potenza infatti il 22% dei punti di ricarica installati nel 2023 è di tipo veloce e ultraveloce in corrente continua.

Entrando nel dettaglio si nota, per quanto riguarda le installazioni, il recupero del Sud e delle isole che contano il 23% del totale dei punti di ricarica presenti della Penisola rispetto al 19% del Centro mentre il Nord conta il 58%.
Il Mezzogiorno riserva una nota positiva in quanto, anche se la Lombardia si conferma la prima Regione per punti di ricarica (9.395), la Campania, si pone come seconda Regione assoluta per crescita dell’infrastruttura nel 2023, con 2.691 nuovi punti di ricarica installati con Napoli che, dopo Roma e Milano, è la terza città per punti di ricarica installati ma se sui considera il numero di punti di ricarica per km² di superficie, Napoli conquista il primo posto (225 punti ogni 100 km²), seguita da a Milano (183 punti ogni 100 km²) e Roma (67 punti ogni 100 km²).

Situazione buona anche per le autostrade in quanto un’area di servizio autostradale ogni 3 è dotata di infrastrutture per la ricarica.

I numeri sono positivi ma in pratica la situazione va migliorata sia perchè per i punti in autostrada manca la pubblicazione da parte di quasi tutti i concessionari autostradali dei bandi previsti per legge per l’installazione delle colonnine sia perchè è necessaria la semplificazione degli iter autorizzativi, tenendo conto che il 18% delle infrastrutture già installate risulta inutilizzabile dagli utenti finali, per l”eccessiva lungaggine della burocrazia.

Antonella Cirese