Di come si forma l’opinione pubblica

Erano gli anni dei Lumi, quelli in cui il libero scambio di informazioni iniziò a generare gli strumenti che oggi come allora rientrano in ciò che può dirsi il ragionamento critico.

“L’opinione di tutti i privati cittadini che fanno uso pubblico della ragione, in luoghi pubblici, attraverso supporti accessibili pubblicamente e che discutono in quanto uomini secondo un’ottica universalistica”. Così Jurgen Habermas sull’opinione pubblica – Storia e critica dell’opinione pubblica del 1962.

Ma quali sono i luoghi pubblici dell’era elettrica ed elettronica?

Il dibattito pubblico si è spostato nella rete. E l’opinione pubblica è frutto della miriade di informazioni che non si ha nemmeno il tempo di interiorizzare. L’informazione che diventa pubblicità. Lo spettatore, l’utente dei media che diventa consumatore.

L’ottica universalistica che si trasforma in individualistica. Quella che si spaccia per portatrice dei problemi del mondo. Ma che ancora una volta ha solo l’obiettivo di riempire lo scatolone del Marketing.

Non c’è tempo per le riflessioni. Si giocano le battaglie e si vincono le guerre a suon di immagini e di video. Lo scopo non è più quello di fornire gli strumenti giusti per far in modo che ognuno approfondisca. E sviluppi il senso critico.

La meta è quella di distogliere l’attenzione dalla vita pubblica. Quella in cui si creano relazioni e comunicazioni di valore.

È nell’incontro tra razionalità ed emozioni che si può e si deve cercare e ritrovare la brama di cambiare. Di fare. E dare origine a quei circoli viziosi belli che hanno portato a quella Democrazia che tanto si esalta.

Non esiste Occidente e non esiste Oriente. Esiste solo un modo di vedere le cose che è quello della solidarietà. Che si manifesta nel dibattito pubblico accettando l’alterità. 

Lucia Ricchitelli