Una questione di etica

Oggigiorno è sempre più frequente ascoltare, leggere, informazioni riguardanti l’etica dell’intelligenza artificiale.

Ma cosa è l’etica? Molto banalmente è l’atteggiamento di ciascuno di fronte all’esperienza che viene classificata come giusta o sbagliata. E allora applicare questi principi al mondo tecnologico con particolare riferimento all’AI significherebbe trovare ed utilizzare gli strumenti adatti a garantire la prevenzione del danno, l’equità e la correttezza che a loro volta assicurino il rispetto per l’autonomia dell’uomo.

Come trasformare la teoria in prassi è ancora un’incognita. Un primo passo sarebbe quello di adottare una prospettiva interdisciplinare che veda lavorare insieme professionisti dell’AI con operatori della comunicazione ed ancora mondo accademico.

Non si fa riferimento in questa sede ad un approccio prettamente normativo. Le norme ci sono e ne nasceranno di altre. Si rimanda piuttosto al principio di solidarietà e al codice deontologico che non deve essere considerato una limitazione al diritto di pensiero. Ma come una bussola che fa ritornare la nave sulla giusta rotta.

Quel principio di solidarietà che permette al mondo, che opera nell’informazione e nella comunicazione, di non scavalcare il confine della morale per l’audience. Per il marketing. Per le ragioni economiche che hanno preso le pole position di qualsiasi settore.

Individuare e sfruttare al meglio tutto ciò che l’intelligenza artificiale può fornire è una sfida che gli uomini devono vincere.

Perché come disse Bill Clinton “Il digital divide esiste e potrebbe peggiorare. Ma io credo che il computer e internet ci diano la possibilità di tirare fuori più persone dalla povertà e più rapidamente di quanto sia successo nella storia dell’umanità. Ma questo non avverrà casualmente. Dobbiamo lavorare per questo”.

Lucia Ricchitelli