Coerenza: tutti l’auspicano ma pochi l’adottano

Stiamo vivendo un’epoca di cambiamento; tutti lo dicono e tutti lo scrivono. Cambiamento significa movimento (da una posizione a un’altra), quindi entropia-caos.

A questo punto, visto l’ineludibilità dell’equazione appena descritta, dovremmo tutti rilassarci e adottare una filosofia dogmatica e rassegnata in cui tutto e ineluttabile e quindi è inutile agitarsi.

Ma non funziona così. A parte coloro che hanno scelto la filosofia dell’InshAllah, Dio lo vuole, l’uomo è spinto continuamente verso la ricerca della propria identità e della libertà, almeno così è stato fino a poco tempo fa: la storia lo dimostra.

Cosa c’entra tutto ciò con la coerenza?

Proviamo a immaginare che un governo, che ha propagandato democrazia, ripresa della sovranità interna e abbia auspicato di riavvicinare la politica nuovamente al territorio e ai cittadini, improvvisamente rinneghi tutto e faccia il contrario di tutto. Immaginiamo che un Paese che ha trascorso oltre due anni agli arresti domiciliari e abbia sofferto più di ogni altro Paese una pandemia ottenendo in cambio il peggior risultato in termini di vittime e conseguenze economiche e sociologiche, nomini quale Ministro della Salute proprio un uomo chiave della gestione sanitaria passata fallimentare  che pubblica un decreto legge sulla Gazzetta ufficiale che promuove e finanzia uno strumento lesivo per la libertà e la dignità dell’individuo e contestualmente, lo stesso Ministro, rassicura un emendamento che cambierà il decreto appena pubblicato.

Immaginiamo che il nuovo Primo Ministro in carica, eletto da una popolazione stremata da autoritarismi, soprusi e abusi, pochi anni prima avesse lanciato strali e accuse contro la deriva guerrafondaia e autolesionista dell’Europa, che auspicava tavoli diplomatici per evitare una guerra e una maggiore indipendenza dalla politica di un Paese oltreoceano e poi diventi il primo sostenitore  di una guerra di un Paese neppure appartenente all’alleanza e vada a braccetto con gli stessi guerrafondai che poco tempo prima criticava.

Ecco che con un quadro del genere e con la conoscenza, almeno quella di base di come funziona l’uomo, la società e quindi, la collettività, le persone preposte e delegate da quella stessa collettività a gestire un Paese dovrebbero aver ben chiaro che comportamenti del genere buttano benzina sul fuoco.

Un fuoco che vive in molti di noi, non tutti, certo, ma sicuramente in una minoranza che però è quella più attiva, quella che non si rassegna e cerca sempre una soluzione e un miglioramento; una minoranza di milioni di persone che se devono scegliere tra la passiva accettazione e una finta sicurezza o una ribellione contro chi gli lede la sua libertà e offende la sua dignità, sceglie sicuramente la seconda via pur sapendo che gli costerà sacrifici, incertezza financo la vita. Ancora una volta, la storia insegna.

Allora perché correre questi rischi quando già si conoscono i risultati? Perché tutte le volte che si va al potere ci si scorda delle promesse fatte e del mandato che la maggioranza elettorale ti ha affidato? Forse si è sotto ricatto? Si è costretti dopo ad agire contro il proprio credo e i propri principi? Forse prima di arrivare al potere non immaginavi quali pressioni e estorsioni avresti dovuto combattere? Non è credibile.

Ma questo comportamento non è proprio quello che tutti aborriamo? Rinunciare alla propria identità, ma anche quella del Paese che rappresento, alla propria libertà, ma anche quella del Paese che rappresento, ripudiare la centralità dell’individuo e quindi di noi tutti.

Ecco che ci appare più chiaro ora il nesso tra coerenza e dignità. Una persona, una società, un Paese che ha la sua dignità, non può che essere coerente con i suoi principi, la sua cultura e la sua storia che sono i mattoni che nei millenni hanno costruito la sua identità che non riuscirai a vincere con leggi e decreti perché essa, l’identità, non muore mai.

Massimo Gardelli