Della natura umana

Accade che, ormai spesso e non volentieri, siamo testimoni o personaggi di una enorme rappresentazione teatrale in luogo di una vita serena e felice. E se la felicità è un battito di ciglia o lo sguardo perso in un tramonto che cessa con il sole che scompare, la serenità ben potrebbe essere un obiettivo raggiungibile. Attenzione, non l’atarassia che ci riporta all’antica Grecia e agli stoici: essere capaci di non lasciarsi influenzare da nulla, rimanere imperturbabili di fronte alle avversità.

Qui l’atarassia acquista il valore decisivo di praxis (πρᾶξις) che solo dopo Socrate e, segnatamente, con riguardo alle varie declinazioni del concetto socratico di aretè (ἀρετή) quale condizione intrinseca ed ultima dell’animo umano nella ricerca della eudaimonìa (εὐδαιμονία) intesa come serenità spirituale. Lo sviluppo definitivo del concetto di atarassia risulterebbe incomprensibile senza il passaggio nodale attraverso gli elementi interpretativi costituiti dal confronto dei vari capiscuola della tradizione Ellenistica con l’eredità Socratica. Prendendo come pietra angolare l’Apologia di Socrate di Platone, e soprattutto le ultime parole del filosofo, si coglie agevolmente che il problema morale posto da Socrate si risolve nel rapporto fra ragione ed emotività.

Su questi elementi di cuore e mente (ovvero cuore o mente) si gioca l’intero incastro del pensiero filosofico occidentale, poi trasformatosi con l’avvento del cristianesimo, che ne diventa acerrimo nemico (ricordate Nel nome della Rosa di Umberto Eco). Siamo infarciti di falso spiritualismo e cerchiamo più e diverse risposte a domande, in fondo, semplici; cerchiamo le risposte che siano a noi più confacenti, non le risposte giuste.

Allora sia la serenità il Nostro auspicio: l’Ho’oponopono, la filosofia di origine polinesiana, sbarcata poi anche alle Hawaii dove si è diffusa, tanto da diventare uno stile di vita dell’arcipelago: è legato a felicità e serenità. Alla base un pensiero che, soprattutto in Occidente, si dovrebbe adottare: basta essere vittime del senso di colpa.

Oppure l’Hakuna matata, che in Occidente è una frase resa celebre dal film Disney Il re leone (In una celebre scena, un suricato e un facocero, Timon e Pumbaa, insegnano al protagonista Simba la filosofia dell’hakuna matata: dimenticare i problemi del passato e concentrarsi con ottimismo sul presente). 

Hakuna matata è una locuzione swahili di uso estremamente comune in molte regioni dell’Africa centro-orientale (in particolare nella zona di Kenya e Tanzania). Una possibile traduzione in lingua italiana è “non ci sono problemi” o “senza pensieri”.

Ecco, allora, dove si può nascondere la serenità: lontano dai sensi di colpa e nell’accettare il presente, accettare i problemi per quello che sono senza la sovrastruttura del retro-pensiero, l’angoscia del giudizio altrui, la propria autocommiserazione, la negazione dell’essere fallibile e, in quanto tale, Uomo. O viceversa.

Lasciare che la vita scorra, seguendola e non opponendosi ad essa. Le immagini che rendono questa idea di serenità possono ispirarsi a quelle dei film storici della Disney: ai balletti dei pinguini di Mary Poppins o al balletto della scopa di Fantasia o alle posate della Bella e la Bestia e così via.

Invece oggi cosa guardano o a cosa si inspirano i ragazzi? anche i più semplici dei filmati sono intrisi di violenza, doppi sensi, turpiloqui: come possiamo pretendere che permangano valori morali o, addirittura, etici se i nostri ragazzi sono fuori dalla logica delle regole? Quale indicazione diamo ai figli piuttosto che agli studenti? Non ne comprendiamo quasi la lingua, non i gesti: come pensiamo di comprenderne i pensieri e le esigenze? E, in fondo, anche loro cercano la serenità e la felicità, pur attraverso le vie “dell’oscuro”.

Forse si dovrebbe provare a indicare una via per la serenità, la speranza di una felicità che non appare, ma potrebbe improvvisamente sbocciare. Soprattutto dare loro un modo di comunicare che non può essere il nostro e nemmeno il loro, un linguaggio da creare con la forza delle filosofie, con il connubio fra Oriente ed Occidente, tra passato e presente, per sperare di creare un futuro più accettabile per loro e non solo un presente senza serenità e, tanto meno, felicità.

Rocco Suma