I combattimenti tra animali non sono una barzelletta

Nelle prossime settimane si avvierà a conclusione il processo che si sta celebrando a Imperia contro alcuni soggetti accusati di aver organizzato e gestito combattimenti tra cani.

Si tratta di una delle inchieste sui combattimenti più importanti e complesse fatte nel nostro Paese, sviluppata sia sul territorio nazionale che all’estero. Purtroppo, la mannaia della prescrizione si è abbattuta ferocemente su quasi tutti i capi di imputazione e restano solo i reati di associazione per delinquere e quello di ricettazione.

C’è da sottolineare l’alta professionalità e le profonde conoscenze tecniche degli investigatori che eseguirono l’articolata inchiesta, con i quali nel corso delle indagini avemmo modo di confrontarci.

Ferma restando la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ora la prescrizione incombe anche sugli ultimi due reati per i quali si procede, con il rischio di gettare al vento anni di indagini.

Sono anni che la LAV chiede di potenziare la normativa sulla tutela penale degli animali, e ora che nella Commissione Giustizia è in discussione la modifica della normativa sulla protezione degli animali, c’è chi ha pensato bene di presentare uno scandaloso emendamento, per fortuna poi ritirato, visto lo tsunami di proteste suscitato, che mirava a non far aumentare la pena – ridicola – prevista dal nostro codice penale per chi organizza combattimenti. Attualmente la pena è da uno a tre anni di reclusione, con la proposta in discussione, laddove approvata, sarebbe da due a quattro anni. Un minimo sindacale. Eppure, per alcuni sarebbe eccessiva.

Ma vediamo cosa succede all’estero. Quattordici uomini – residenti in Georgia, Florida e Alabama – sono stati accusati di aver partecipato a un combattimento tra cani avvenuto nell’aprile 2022 a Donalsonville, in Georgia. La Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto centrale della Georgia ha reso pubbliche le accuse in concomitanza con gli arresti avvenuti alcune settimane fa. Se condannati, gli imputati rischiano ciascuno una pena massima di cinque anni di carcere e una multa di 250.000 dollari per ogni combattimento. E nel frattempo sono già in galera. Non vi è proprio paragone con la nostra labile normativa.

Non mi sembra così difficile comprendere la pericolosità di fatti simili. I combattimenti tra cani rappresentano una realtà criminale diffusa e preoccupante. Si tratta di un fenomeno socialmente pericoloso che miete numerose vittime animali, con un forte potenziale criminale, che non deve essere sottovalutato. La pericolosità che hanno i gruppi criminali dediti a tale attività si evince anche dall’uso sfrontato dei social per diffondere video, raccogliere scommesse nonché consensi, e vendere i cani lottatori.

È una criminalità, quella dei combattimenti, aggressiva, violenta e pericolosa. Un fenomeno così complesso, che vede coinvolti anche minorenni, necessita di un’attenta analisi e di un’efficace azione di contrasto. Ma non vi può essere un contrasto efficace se le sanzioni sono irrisorie.

Come ribadiamo da tempo, occorre potenziare la normativa sulla tutela penale degli animali, in particolare per i reati zoomafiosi, ma occorre farlo senza tentennamenti, indecisioni o proposte che si addicono più alle barzellette che a un consesso parlamentare.

 

Ciro Troiano