L’Aqp e il costo dell’acqua

L’ente preposto alla vigilanza nel settore delle forniture idriche scopre che le bollette dell’Acquedotto pugliese sono un po’ care e il Presidente dell’Acquedotto Pugliese sentitosi chiamato in causa, risponde chiamando quei rilievi dei “grossolani errori”; da queste colonne abbiamo riportato le dichiarazioni del presidente dell’Aqp Domenico Laforgia che non solo in questa maniera offende l’Ente deputato al controllo della sua azienda ma dimentica di evidenziare che l’acquedotto produce un profitto di tutto rispetto che testimonia, oltre ogni dubbio, che l’acqua viene strapagata. E quel profitto viene dichiarato dopo averci calcolato e pagato le relative tasse e dopo aver pagato lauti compensi a molti dipendenti come anche allo stesso Presidente e averci pagato le relative tasse… sempre a carico dell’utente. Già così la cosa dimostra che l’acqua può essere “venduta” a molto meno e quindi è scandalosa, ma il nostro Presidente precisa che l’AQP riconosce a Lucania e Campania “compensazioni ambientali” (cioè paga l’acqua) per 25 milioni di euro.

Cioè: cioè per pagare questi costi (almeno discutibili) di quanto il metro cubo di acqua è stato rincarato? E chi li ha decisi? Non è che l’Autorità di vigilanza si è sbagliata per difetto dando per buoni certi dati come il costo del personale che certamente si può ridurre cominciando dagli incarichi apicali?

Menzione a parte meritano le “compensazioni ambientali”. I nostri amici campani e lucani dei 25 milioni che l’Acquedotto Pugliese gli paga non vedranno un centesimo; mai. Sono soldi che passano dall’utente/consumatore pugliese direttamente al conto economico della regione Basilicata e Campania i cui Presidenti sanno bene cosa farne.

Alcune domande si impongono: può una Regione approvvigionarsi di danari vendendo l’acqua a caro prezzo anche se camuffata dalla frase “compensazioni ambientali”? Può una Regione (quella pugliese) dispensare danari rastrellati dagli utenti ad altre Regioni (nel nostro caso Lucania e Campania) in cambio di acqua che sarebbe un bene su cui non si può fare profitto? Come mai l’acqua si vende tra una Regione e l’altra della stessa Italia sotto la etichetta di “compensazioni ambientali” mentre il nostro sole e vento -la cui trasformazione in energia produce certamente danni ambientali rilevanti e arricchimenti privati ancor più indecenti- vengono regalati senza contropartita? E che dire del petrolio lucano?

La verità è molto semplice: l’acqua è dei pugliesi, campani, lucani o dei Presidenti di Regione? Può la Regione Puglia incamerare i saldi attivi dell’AQP solo perché la Regione è socio unico? Può far entrare nel “capitale dell’AQP” i sindaci o altri a suo piacimento? E perché avrebbe questo diritto?

La risposta seccata del Presidente dell’AQP forse è scattata proprio perché l’Autorità ha messo il dito su una questione un po’ troppo delicata che potrebbe portare a mettere in dubbio la recente gestione dell’intera azienda pugliese e che nessuno avrebbe dovuto neanche menzionare.

Noi diciamo che la corda viene tirata troppo e ormai sta per spezzarsi.

La fornitura di acqua è in regime di monopolio legale, naturale e tecnico; ma l’acqua è anche un bene di assoluta primissima necessità… come l’aria; su cui nessuno dovrebbe fare profitto né nel senso contabile, né in ogni altro senso, né può farlo il privato, né può farlo il politicante. Se mai si dovesse evidenziare un saldo positivo tra entrate e uscite dovrebbe essere devoluto alla beneficienza e non certo alla disponibilità dei politicanti locali. Come peraltro si faceva e si fa per le Banche popolari come era la Banca Popolare di Bari.

Forse tra le tante nefandezze che infestano i giornali di questi giorni questa è la maggiore sia sul piano economico che su quello morale. E orgogliosamente lo diciamo sapendo che parlare di morale in questo ambiente infestato dalla politica fa solo sorridere.

Canio Trione