Mosca, l’Islam e altri luoghi del Pianeta

L’attenzione del sistema mediatico Occidentale per così dire “ufficiale” si è concentrata sulla reazione di Putin all’atroce attentato di Mosca. Risultata chiara l’opinione del leader russo di non dare alcun credito alla motivazione religiosa (Allah Akbar! C’entrerebbe come il cavolo a merenda) dei killer islamici, ritenuti, con buona evidenza, alla stregua di prezzolata manovalanza al servizio altrui (né al ripetuto raffronto con la strage al “Bataclan” di Parigi, citata del tutto a sproposito) tutti gli opinionisti (filo statunitensi, senza tema di smentite) si sono impegnati nel sottolineare la motivazione esplicita e “ufficiale” anti-Ucraina nella maniera più trucida possibile, unendola alla notizia della violazione dello spazio aereo polacco da parte di un missile russo diretto a Kiev.

A nessun commentatore è venuto in mente l’idea che la scelta di Putin sia stata determinata dalla sua razionale e prudente tendenza a non allargare le dimensioni della guerra già in atto.

Incolpando (a torto o a ragione) la sola Ucraina ha mantenuto inalterati i termini del conflitto con il solo Zelensky, in sospetto di neo-nazismo.

Che cosa sarebbe successo se il leader russo, avesse ripreso l’idea francese espressa in occasione dell’attentato alle Torri Gemelle di New York, e divulgata al mondo? O avesse individuato nel vertice della NATO il mandante della strage?

Il conflitto sarebbe diventato inevitabilmente mondiale e con buona probabilità nucleare. Meglio, allora, una “pietosa” bugia che una verità foriera della distruzione della Terra.

Sulla stampa più che sulle chiacchiere dei talk show affidati ai soliti volti bronzei della nostra televisione (invariabilmente rossa, nera e biancofiore) si è parlato anche, mostrando sorpresa, della freddezza emotiva dell’Occidente di fronte alla strage di Mosca.

Domanda: Che cosa si poteva sperare di diverso dopo le campagne di odio scatenate da Inglesi e Nordamericani (isolati e distanti da noi e uniti tra di loro dall’immenso Oceano Atlantico) contro un Paese che fa parte da sempre della Vecchia Europa, da cui non è separato da mari e che ha dato i natali a Tolstoj, Dostoevskij, Cechov, Stravinsky?

E che cosa ci si poteva aspettare dopo avere imposto ai teleutenti, sin dal primo risveglio mattutino, le scene degli eccidi israeliani a Gaza?

Meglio stendere un velo pietoso sul “duro callo” di cui gli Occidentali stanno dando prova con l’accettazione (a quanto pare di buon grado) del fatto che “demenza”, “stoltezza”, “neo-nazismo” e “neo-fascismo” siano nuovamente giunti, in funesta e deleteria compagnia, al potere degli Stati del Vecchio e del Nuovo Mondo, dopo che si era creduto alla loro (oggi possiamo dire finta e solo apparente) eliminazione dalla scena politica mondiale.

La sopravvivenza dell’umanità è legata, ormai, alla speranza che la ragionevolezza, scacciata dalle credenze uniche, assolutistiche e autoritarie, padrone ormai bimillenarie dell’Occidente sia ancora presente in lande del Pianeta più distanti dai nostri confini.

Luigi Mazzella