Le stagioni boreali e australi. Non solo Antonio Vivaldi

L’avvento della Primavera astronomica è suggellato dalla diffusione con i mezzi più svariati del brano più eseguito al mondo ossia il celebre Concerto per violino in Mi maggiore “La Primavera” di Antonio Vivaldi. I quattro concerti per violino e orchestra definiti poi “Le Stagioni” si collocano sicuramente fra i brani più noti nella storia della musica. Con questo celebre lavoro scritto nel 1723, il compositore veneziano raggiunge la più alta abilità di musica descrittiva dell’epoca barocca, trasferendo nelle sonorità degli archi gli effetti della natura, sia nella dolcezza della visione arcadica che negli aspetti più inquietanti ed ostili. Come ben sappiamo i quattro concerti per violino sono completati dai sonetti composti dallo stesso Vivaldi che ne suggellano le atmosfere e le intenzioni musicali caricandoli di forza ritmico-espressiva, suggestione descrittiva e squarci visionari.

A duecento anni di distanza un altro grande ammaliatore dell’arte compositiva, Astor Piazzolla scrive Las cuatro Estaciones porteñas tra il 1964 e il 1970. In spagnolo “porteño” è il patronimico usato per indicare gli abitanti di Buenos Aires, in quanto città con un porto importante. Le Stagioni di Piazzolla sono state composte per il quintetto da lui creato formato da violino, pianoforte, chitarra elettrica, contrabasso e bandonéon e intrecciano felicemente la tradizione colta al jazz e al nuevo tango intriso dell’atmosfera e degli aromi del grande porto della capitale argentina.

Dal mare d’Argentina al mare di Venezia, Piazzolla lega i due stili celando all’interno delle sue Estaciones frammenti melodici e ritmici delle Stagioni vivaldiane, coinvolgendo l’ascoltatore in un abile gioco di affinità e contrasti, tracciando passaggi repentini ispirati alla nostalgia e alla passione, alla dolcezza e al dolore.

Un grande violinista, Gidon Kremer, ha avuto l’idea di far ri-arrangiare le composizioni di Piazzolla secondo la strumentazione delle stagioni di Vivaldi, arrivando a ottenere un risultato straordinario, che rivela l’anima pop di Vivaldi.

Spesso le Stagioni e le Estaciones vengono eseguite insieme ponendo in luce i contrasti tra i due secoli. Nella spettacolare invenzione del compositore italiano prendono forma le voci e i suoni della natura che da soave in primavera si fa aspra d’inverno e si evidenziano le attività umane che si organizzano secondo le quattro parti dell’anno. Si può arrivare a dire che Vivaldi descriva la realtà oggettiva, la natura e l’uomo operante in essa, man mano che le stagioni compiono il ciclo.

Il compositore argentino scrive nella stessa tonalità dei quattro concerti vivaldiani (Mi maggiore per la primavera, Sol minore per l’estate, Fa maggiore per l’autunno e Fa minore per l’inverno) ma il descrittivismo meteorologico viene eliminato, (forse per una certa monotonia dei climi sudamericani?), accentuando invece una rivisitazione emotivo-psicologica di ogni parte dell’anno.

Come detto Le Quattro Stagioni di Vivaldi appartengono da tempo alla ristrettissima cerchia delle composizioni “colte” diventate “pop”. La loro fortuna è costante, diffusa, globale fino a creare una overdose di esecuzioni e ascolti.

La sua saturazione ha toccato nel profondo un altro compositore, il vivente Max Richter. Nato in Germania nel 1966, ha studiato all’università di Edimburgo, alla Royal Academy of Music di Londra e poi a Firenze presso l’Accademia di Luciano Berio. Max Richter è conosciuto come autore delle colonne sonore per i film Venuto al Mondo, La chiave di Sara, Need for Speed, Prometheus e in Italia per L’amica geniale.

“Sono sempre stato innamorato delle Quattro stagioni, fin da piccolo. Poi crescendo ho incominciato a sentirle ovunque, nei centri commerciali e negli ascensori, nelle segreterie telefoniche e in pubblicità. A un certo punto ho smesso di amarle, le ho odiate anzi. Riscriverle è stato come guidare attraverso un meraviglioso paesaggio conosciuto usando una strada alternativa per apprezzarlo di nuovo come la prima volta”.

Richter riscrive nel 2012 le Stagioni in una sfida pretenziosa ma ben riuscita. Anche se le Stagioni autentiche di Vivaldi restano dei capolavori, in quelle di Richter le sonorità degli archi, unite ai suoni generati elettronicamente, danno vita a qualcosa di nuovo e affascinante. Le frasi originali mantenute in questa versione post-minimalista sono davvero poche: l’autore stesso ha affermato di aver eliminato o trasformato ben tre quarti della musica del veneziano. Basta poco, a volte l’eliminazione di una sola nota, per proiettare l’atmosfera barocca ai giorni nostri, cercando un approccio con le esigenze musicali contemporanee. Approccio che, considerato il milione di preferenze su Spotify, e le incisioni per la Deutsche Grammophone, oseremmo dire riuscito.

In queste nuove Stagioni il violino rimane sempre lo strumento solista protagonista. Esso attraversa i secoli innovandosi e mescolandosi ai generi proposti. Attraversando la storia, dal barocco di Vivaldi alla musica popolare argentina nel Novecento giunge alla modernità di Richter e al minimalismo di Philip Glass. Il celebre compositore americano, noto ai più per l’innovazione compositiva minimalista e per le celebri colonne sonore di produzioni teatrali e film come The Hours, ha composto Le Quattro Stagioni Americane. Il concerto per violino e orchestra d’archi è stato scritto per il violino di Robert McDuffie dopo anni di insistenze. Già dalle prime battute l’innovazione è evidente poiché Glass sostituisce il clavicembalo con il sintetizzatore.

Mentre nel 1725 Vivaldi dedicò un Concerto a ognuna delle stagioni, nel 2009 Philip Glass ha riunito le quattro stagioni in un unico Concerto, diviso in quattro movimenti. “Ho accettato – dice Glass – l’idea di un brano in quattro movimenti, ma all’inizio non ero sicuro di come avrebbe funzionato in pratica la relazione tra i concerti di Vivaldi e la mia musica. Tuttavia, Robert (McDuffie) mi ha incoraggiato a iniziare la mia composizione e poi avremmo visto come si sarebbe correlata al famosissimo originale. Mi è quindi sembrato che questa fosse l’opportunità per l’ascoltatore di dare la propria interpretazione”. Pertanto il compositore non fornisce chiari indizi su quale stagione sia rappresentata da ognuno dei singoli movimenti del suo Concerto, che si aprono tutti da un “a solo” del violino.

Ai posteri l’ardua sentenza, direbbe un grande poeta perchè come sempre il giudizio inappellabile è affidato all’ascoltatore e ai secoli a venire. Vivaldi era caduto in oblìo fino ai primi del Novecento in cui ha rivisto la renaissance, saranno le generazioni future a determinare il successo dei contemporanei?

Annalisa Andriani