Antizoomafia: qualcosa si muove

Giovedì scorso si è conclusa la missione in Sicilia, nelle province di Catania, Caltanissetta ed Enna, della delegazione della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e ad altri illeciti ambientali e agroalimentari”.

È stato il presidente Morrone, in conferenza stampa in Prefettura a Catania, a illustrare i risultati della due giorni siciliana durante la quale la delegazione ha effettuato sopralluoghi alle discariche di Contrada Timpazzo a Gela e di contrada Coda Volpe al confine tra Catania e Lentini con l’annesso sito di compostaggio, ha visitato il Sin di Gela e, nell’ambito del filone sulle “zoomafie”, si è recata in un maneggio di Piazza Armerina, che accoglie cavalli sequestrati alla criminalità, e alle stalle clandestine sequestrate a Catania dove vengono tenuti cavalli destinati alle corse clandestine. Quattro le audizioni in Prefettura: la delegazione ha ascoltato il prefetto Maria Carmela Librizzi, il procuratore di Gela Lucia Musti, il procuratore facente funzione di Catania Agata Santonocito e lo scrivente in qualità di responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV. La mia audizione si è inserita “nell’ambito dell’approfondimento avviato in relazione al fenomeno delle cosiddette zoomafie e della corretta applicazione del Titolo IX-bis del libro secondo del codice penale, relativo ai delitti contro il sentimento per gli animali”.

Non possiamo che definirlo un evento storico: per la prima volta in una seduta di una Commissione parlamentare, che ha gli stessi poteri di indagine propri dell’autorità giudiziaria, si è trattato il tema zoomafia.

Corse clandestine di cavalli, truffe nell’ippica, combattimenti tra animali, traffico di cuccioli: sono queste solo alcune delle forme di maltrattamento organizzato di animali oggetto della mia audizione.

Le associazioni criminali cosa nostra siciliana, la sacra corona unita pugliese, la ‘ndrangheta calabrese, la camorra campana, a prescindere dalle particolarità di ciascun sodalizio, utilizzano gli animali per vari scopi illegali. È ormai un dato acquisito che nella questione criminale rientrano pienamente condotte delinquenziali che vedono gli animali come un mero strumento per introiti e proventi illeciti. In questo contesto, gli animali entrano prepotentemente nel discorso sulla sicurezza e, in generale, nell’analisi criminologica. Non sono un problema di sicurezza i combattimenti tra cani o la macellazione clandestina? L’analisi del Rapporto Zoomafia, inoltre, indica la sempre maggiore presenza di una gestione organizzata delle condotte zoocriminali. Sempre più spesso, infatti, si riscontrano reati associativi, perpetrati da gruppi di individui legati o dal concorso o da vero vincolo associativo.

I traffici legati allo sfruttamento degli animali, come denunciamo da decenni con il Rapporto Zoomafia, rappresentano un’importante fonte di guadagno per i vari gruppi criminali che manifestano una spiccata capacità di trarre vantaggio da qualsiasi trasformazione del territorio e di guadagnare il massimo rischiando poco. Le varie indagini svolte nel corso degli anni nel nostro Paese hanno fatto emergere una realtà zoomafiosa, composita, articolata e con capacità di tessere rapporti collusivi con funzionari infedeli.

Ciro Troiano