La curiosità muove il mondo e i social

“Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso”. Così si autodescriveva il genio di Albert Einstein.

Ma cosa succede quando questa curiosità per l’altro diventa ossessione per la vita degli altri?

F.O.M.O. – Fear of missing out. Questa la risposta. Questo il fenomeno sociale che significa letteralmente paura di essere tagliati fuori. La paura di essere esclusi,  di perdersi qualcosa degli altri che sicuramente è più bello ed interessante della propria vita.

Certo, non è vero. Ma è ciò che crede la mente. In preda all’ansia e al desiderio di essere continuamente in contatto con gli altri. Fino ad arrivare al controllo compulsivo dei social.

Il 5% del giovani è affetto da dipendenza dai social. E tra essi si registra un aumento del 70% di stati emotivi quali ad esempio la depressione.

Il giudizio degli altri che incombe perenne sulle vite. L’ossessione della propria immagine che deve essere perfetta. Ma perfetta secondo chi?

Secondo chi guarda le oltre 10 milioni di foto caricate sui social. Tutti giudici degli altri. Tutti al banco degli imputati dell’imperfezione. Pronti ad aspettare un giudizio che se va bene proviene da un conoscente visto l’ultima volta sei mesi fa.

“My life is perfect… on Instagram” diceva qualche tempo fa Duff McKagan, bassista dei Guns n’ Roses.

Sì, perché la perfezione non esiste nella vita reale. Figurarsi nel mondo virtuale.

E allora l’obiettivo non deve essere più la ricerca dell’approvazione continua da parte di un pubblico che nemmeno si conosce.

Certo, è importante l’approvazione di una platea mondiale se sei una rockstar. Ma è un consenso diverso. Che riguarda l’arte e non la persona.

Per trasformare la F.O.M.O. in Jomo. Cioè la gioia di perdersi qualcosa.

Perché solo perdendosi qualcosa degli altri, compresi i giudizi, si può ritrovare se stessi.

Lucia Ricchitelli